Mascherine e raccolta fondi: ecco i nuovi business

Colletti bianchi e faccendieri delle cosche già operativi sugli affari più lucrosi dell’urgenza

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L’urgenza genera arricchimento, da sempre. E la camorra si fionda con rapacità sull’urgenza. «Tutte le aziende riferite alla criminalità organizzata – spiega un investigatore – sono in due business: mascherine e risorse alimentari, i due business del momento. Perché è quello che bisogna dare alla gente». Anche in Campania e nella provincia di Salerno, senz’altro. «Poi – aggiunge il nostro interlocutore – c’è l’assistenza, controllata attraverso la politica. Tutti questi buoni spesa forniti ai cittadini: è la politica che in modo sinergico si muove con la criminalità». I segnali pervenuti agli inquirenti sono chiari. Un monitoraggio è già attivato, negli organismi specializzati in criminalità economica. «I personaggi loschi di sempre si stanno muovendo – ragiona l’investigatore-. Con le mascherine ci dovremo convivere nei prossimi anni, sarà un corredo della nostra vita quotidiana, quindi sono l’affare del momento. La dimostrazione è che gran parte delle aziende stanno rimodulando la produzione in tal senso». E come spesso avviene, l’odore dei soldi si tramuta in puzza. Una puzza di affari sporchi. «Se guardiamo alle mascherine che le pubbliche amministrazioni stanno fornendo, in diversi casi – racconta la fonte- non sono a norma. E sono di una qualità scadentissima. Alle spalle di quella fornitura ci sono certamente tanti mediatori e faccendieri con le mani in pasta negli organismi che detengono il potere di ordinare forniture di beni e servizi». Si sa: quando c’è urgenza, non si va tanto per il sottile. E c’è chi ci lucra. «Il business più forte è quello dei generi alimentari – aggiunge l’investigatore-. Ci sono questi conti correnti attivati per la solidarietà, ma i soldi non si capisce dove vanno a finire. Non sono intestati ad alcuna persona fisica, sono tutte persone giuridiche. Onlus, cooperative, società. Ma dietro chi c’è?». La domanda rimbalza nella mente degli inquirenti, da qualche tempo. «Sono raccolte benefiche, ma – ci raccontano – anche sulla beneficenza dovrebbe esserci una proiezione su dove finisce il denaro. L’elemento base della raccolta fondi, cioè la pubblicità su dove finiscono i soldi, non si vede. E qui non parliamo di bruscolini, ma di somme molto ingenti». Il meccanismo illecito sarebbe semplice, in periodo di emergenza. Quando l’imperativo è placare l’ansia della gente. «Se qualcuno ha una onlus o una cooperativa – esemplifica la fonte – dichiara che i proventi di quanto raccoglie sono destinati alle famiglie meno abbienti. Raccoglie 100mila euro, ne spende 5mila in generi alimentari, li distribuisce. Ma in realtà fa figurare di aver consegnato merce costata 100mila euro, mettendosene in tasca 95mila». I modi di taroccare la beneficenza possono essere tanti. «La roba donata, ed è un dato di fatto accertato, può – afferma il detective – essere presa da tutti quelli che hanno i supermercati, che avevano giacenze dopo Pasqua. Tutta roba che ha una scadenza. In genere si destina a una svendita, con forti sconti, o si butta via. Invece adesso li hanno presi e fatto grandi carichi destinati alla Caritas o ai centri di accoglienza. Se te la mandano senza nulla a pretendere è un conto, ma se ti fanno la fattura, la vanno a detrarre dalle tasse. E la beneficenza la detraggono al 90%. Vedrete nei bilanci di gran parte delle aziende del settore alimentare: una fetta sostanziosa riguarderà generi dati in beneficenza». Così, magari, ci guadagnano in due: l’azienda e chi raccoglie offerte di beneficenza, con altri obiettivi.
Gli allarmi del procuratore nazionale antimafia. Sui profitti delle mafie, nell’emergenza Covid 19, da settimane lancia allarmi il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho. «Non solo le fasce sociali più povere sono maggiormente esposte, ma – dichiarava giorni fa a Radio24 -anche le imprese. Immaginiamo fra qualche mese, quando le imprese dovranno tornare sul mercato. Se lo Stato non interviene con forti sostegni, cioè coi cosiddetti “bazooka” economici, bombe che riescono a sostenere l’economia e a portarla avanti investendo tanto, saranno moltissime le imprese in difficoltà. E se lo Stato non interviene con la forza economica che restituirà impulso a queste imprese, è certo che vi sarà una grave esposizione alle crisi delle imprese. E tutto questo agevolerà ancora una volta le mafie che sono pronte a investire il loro denaro». Nessun dubbio sui piani della camorra, in questa fase.
«La crisi sanitaria è una crisi economica e sociale – riferisce Cafiero de Raho a Repubblica-. Dunque, una questione criminale. Non c’è crisi che non sia una grande opportunità per le mafie. In Campania la camorra si sta muovendo per distribuire spesa alimentare alle famiglie in difficoltà. E lo hanno cominciato a fare prima dei buoni spesa del governo. E non perché ci siamo mossi tardi. Ma perché i mafiosi sono per definizione veloci, non hanno burocrazia, hanno grandissima liquidità, e il consenso sociale è una parte del loro piano di espansione, come la conquista di settori dell’economia».

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)