Maxi evasione, 10 arresti: un indagato è di Baronissi

Le indagini partono da una verifica fiscale nei confronti della Alma Spa, leader nel settore del lavoro interinale. A Nicola Vaccaro, classe 1968, nato a Salerno e residente nella Valle dell'Irno, viene contestata una delle ipotesi di indebita compensazione, in concorso con altri 4 indagati

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Maxi evasione fiscale da oltre 70 milioni, 10 arresti eseguiti dalla Guardia di finanza di Napoli. Tra gli indagati un 50enne residente a Baronissi, non tra i destinatari di una misura cautelare.

L’inchiesta. È di 3 persone in carcere e 7 ai domiciliari, il bilancio dell’operazione condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della fiamme gialle, coordinata dai pm Sergio Raimondi e Maria Sofia Cozza della procura di Napoli. Le indagini partono da una verifica fiscale nei confronti della Alma Spa, leader nel settore del lavoro interinale. I magistrati ipotizzano l’esistenza di un imponente sistema per frodare il fisco, attraverso indebite compensazioni d’imposta. Gli indagati sono complessivamente 31. Al centro delle indagini gli imprenditori Francesco Barbarino e Luigi Scavone, finiti in carcere con Francesco Marconi, legale rappresentante di Alma spa. Scavone, ex poliziotto, è ritenuto amministratore di fatto del gruppo Alma. È noto anche nel mondo del basket, quale presidente dell’Alma Trieste, non coinvolta nell’inchiesta. Per la procura, lui e Barbarino gestivano, tramite prestanome, oltre 30 società con 17mila dipendenti e un fatturato di circa 400 milioni di euro per il solo 2017. Il fulcro del gruppo sarebbe la holding Altea srl. La frode fiscale avrebbe permesso di non pagare le imposte, i contributi previdenziali e assistenziali dei dipendenti.

Un indagato salernitano. Tra gli indagati figura anche Nicola Vaccaro, classe 1968, nato a Salerno e residente a Baronissi. Gli viene contestata una delle ipotesi di indebita compensazione, in concorso con altri 4 indagati. Vaccaro è il legale rappresentante di Studio Smb srl, considerato dagli investigatori un indizio a carico, assieme all’aver sottoscritto la dichiarazione annuale 2016. Un atto «recante un credito Iva inesistente – si legge nell’ordinanza emessa dal gip del tribunale di Napoli, Valentina Gallo -, utilizzato in compensazione di debiti tributari della società del gruppo “E-Care spa”». I debiti tributari e previdenziali di E-Care (6.062.763 euro), provider di soluzioni business, sarebbero quindi stati compensati con un inesistente credito Iva, dichiarato dalla società di consulenza Studio Smb. Un meccanismo attuato «mediante la trasmissione telematica, di 17 modelli F24 preceduti dalla stipula, in data 2 luglio 2017, di una scrittura privata con cui E-Care accollava a Studio Smb i propri debiti tributari e previdenziali». Secondo gli inquirenti, il professionista di Baronissi non poteva non sapere, perché non era una semplice “testa di legno”. «Deve ritenersi che il Vaccaro – scrivono – non potesse non essere a conoscenza del carattere illecito delle operazioni compiute, ovvero della natura meramente fittizia dei crediti Iva oggetto della dichiarazione sottoscritta, non essendo stati acquisiti elementi di segno contrario, da cui desumere, viceversa, il carattere meramente formale dell’incarico ricoperto in senso al gruppo societario, quale mero prestanome in luogo dei reali autori dei reati». E se per Vaccaro si ritiene «raggiunta la gravità indiziaria», tuttavia il gip non ravvisa esigenze cautelari. Anche a causa di un ruolo e di presunti illeciti secondari. «Le fattispecie criminose contestate – afferma il giudice – appaiono di minore rilevanza». E inoltre, sono sufficienti i provvedimenti adottati per altri indagati, quelli con le accuse più gravi. «Tali circostanze – argomenta il gip – devono valutarsi unitamente al verosimile mutamento delle condizioni di fatto conseguente all’esecuzione delle misure cautelari, personali e reali, disposte con il presente provvedimento, ovvero dello scardinamento dell’associazione criminosa e la sottrazione dei proventi degli illeciti commessi». Al giudice appare improbabile, perciò, «il pericolo concreto ed attuale di reiterazione dei reati». Nei confronti di Vaccaro, però, è disposto un sequestro per equivalente, fino a concorrenza dell’importo di 6.062.763 euro.