Menichini pessimista: «Temo il campionato sia finito»

L'ex tecnico della Salernitana analizza il momento: «Tornare a giocare mi sembra impossibile»

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L’uomo dei record, il regista assoluto del ritorno in serie B della Salernitana. Leonardo Menichini, conosciuto da tutti anche come mister salvezza, ha analizzato il momento difficile vissuto dal calcio italiano a causa del coronavirus. L’ex tecnico della Salernitana che ha collezionato 66 panchine in granata con 33 successi, 18 pareggi e 15 sconfitte, ha un’idea precisa rispetto alla possibilità di riprendere gli allenamenti a stretto giro. Attualmente alla Lazio, come capo allenatore della Primavera biancoceleste, alle dipendenze di Claudio Lotito, il tecnico osserva: «Penso che sia da irresponsabili pensare e parlare di riprendere gli allenamenti in questo momento così particolare, che sta coinvolgendo tutto il mondo. Qui stiamo parlando di un problema che condizionerà la nostra vita futura. Viviamo una situazione di difficoltà e disagio, con problematiche che vanno a pesare nella nostra vita quotidiana. Pensare di riprendere gli allenamenti è da avventati, perché qui si rischia la vita».
Un discorso che non fa una piega. E quindi cosa accadrà Menichini?
Non credo che ci siano i tempi tecnici per riprendere il campionato. Addirittura penso che le prime gare del prossimo campionato, se tutto andrà bene, si giocheranno a porte chiuse. Dunque, in sintesi ritengo che sia avventato pensare che in tempi brevi si possa riprendere a giocare regolarmente.
Menichini, ci sono alcuni presidenti sia di serie A che in B, che spingono per riprendere gli allenamenti delle rispettive squadre, adottando il protocollo di sicurezza dettato dal governo. Cosa ne pensa di questa ipotesi?
Come ho detto in precedenza riprendere gli allenamenti, in questo momento, non è sicuramente una cosa saggia. Come si può attuare il protocollo di sicurezza, quando hai da gestire circa 50 persone tutte insieme, tra calciatori, staff tecnico e medico, oltre ai magazzinieri? Come è possibile rispettare la distanza di sicurezza? Mi sembra decisamente fuori luogo pensare una cosa simile. In questo momento l’unica cosa da pensare è quella di usare la cautela. Tutto il resto mi sembrano solo tante chiacchiere e discussioni inutili. Non approvo, quindi, che si possa tornare in campo nell’immediato, mi sembra da insensati pensare ad una cosa del genere.
Quindi, dalle sue parole sembra anche remota l’ipotesi che il campionato possa terminare regolarmente.
Sì io la vedo un’ipotesi molto remota questa. Piuttosto bisogna pensare ad una soluzione nel caso in cui il campionato non si concluda. Nasceranno problematiche che dovranno essere valutate bene, perché concludere così i tornei porterà inevitabilmente ad una serie di ricorsi, per quelle squadre che si sentiranno danneggiate.
Intanto tutti i calciatori continuano ad allenarsi, anche se in casa. Secondo lei è possibile, ipotizzando alla ripresa dei campionati, che questo tipo di preparazione possa consentirgli di essere pronti a giocare?
I calciatori in questo momento possono fare un allenamento blando, i più fortunati utilizzare una palestra in casa, altri che non hanno questa possibilità si arrangiano come possono, ma di certo non si possono allenare come si deve. Ci sono tutta una serie di situazioni che non consentono di poter svolgere un allenamento corretto e questo non ha senso se si pensa ad una seduta di un calciatore professionista. Quando si riprenderà sarà come ricominciare dall’inizio. Si può ipotizzare una sorta di ritiro, ma se i tempi della risoluzione del problema coronavirus dovessero prevedere il non terminare il campionato, si dovrà pensare al prossimo torneo.
C’è da tener presente anche la questione economica. Si parla di decurtare gli stipendi, per cercare di evitare che le società si ritrovino con buchi importanti nei bilanci.
Le società non decurtano niente, intanto c’è l’ordinamento civile. Non vedo perché si debba decurtare lo stipendio in mancanza di prestazione. I calciatori devono capire che hanno dei contratti. C’è un anomalia di base pazzesca, almeno limitatamente ai calciatori di A e di B, che vengono considerati lavoratori dipendenti. In questo momento così grave, anche i calciatori devono capire che c’è bisogno di darsi una mano. Con tutto il rispetto per i morti, ma la pandemia vera sarà alla ripresa, quando si tornerà alla normalità e a livello lavorativo sarà una catastrofe. Si parla di 25 milioni di licenziati, con aziende che salteranno, costrette a chiudere dalla sera alla mattina. Ci sarà una situazione pazzesca, critica per tutti e per uscirne dovremo tutti quanti uniformarci e contribuire, affinché ci possa essere una ripresa. Non ultimo lo Stato dovrà fare la sua parte, forse come non è mai accaduto finora.

(Tratto da Il Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città del 25 marzo)