Mercato San Severino, troppi morti

La percentuale dei decessi supera il 45%. Landi: «O si fa un presidio serio o è meglio chiudere il Fucito»

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«La percentuale di morti a Mercato San Severino è troppo alta. A questo punto le soluzioni sono due: o si fa un’ispezione e il Fucito diventa un centro Covid serio oppure, a questo punto, è meglio chiuderlo». Carmine Landi, cardiologo e consigliere comunale di Mercato San Severino, che da tempo denuncia la difficile situazione in cui versa l’ospedale, è drastico. Parla così nel commentare un nuovo decesso in città, quello di un imprenditore contagiato poco meno di un mese fa: «L’alta percentuale di decessi nella sola città di Mercato San Severino avvalora l’ipotesi di un errato o mancato approccio terapeutico in un momento importante per chi è affetto da Covid-19 – spiega Landi – Nella nostra città ci sono stati undici casi di contagio e cinque decessi fino a questo momento: la percentuale è del 45,5%. A dir poco alta. Forse una delle più alte in assoluto. E questo deve farci interrogare seriamente e serenamente sulle possibili cause di queste morti che colpiscono, ricordiamolo, persone non anziane e senza patologie pregresse».
Il decesso di ieri, l’ultimo in ordine di tempo, ha riacceso i riflettori sull’approccio terapeutico effettuato ai pazienti sospetti Covid-19 che si recano all’ospedale di Mercato San Severino. Una situazione che potrebbe essere sotto i riflettori anche dopo l’esposto presentato dai parenti di una delle prime vittime.
Il fatto che allarma ancora di più la popolazione è che, stando ai dati ufficiali, al momento non si registra ancora nessun guarito in città. I numeri sono fermi a undici contagi, cinque morti e sette positivi (di cui quattro in isolamento domiciliare). La casella dei guariti resta ferma a zero. E la cittadinanza comincia a chiedersi perché, visto che nei centri viciniori cominciano a essere ufficializzate diverse guarigioni.
Ricordiamo che il Fucito è stato, come molti ospedali, un centro in cui il virus si è diffuso, contagiando sette persone tra medici e infermieri di diversi reparti.
Secondo Carmine Landi, «all’ospedale Fucito probabilmente i pazienti accolti in pre triage non hanno ricevuto, nei tre/quattro giorni successivi al manifestarsi dei sintomi, il giusto protocollo antivirale di emergenza. Un protocollo che servirebbe per evitare l’aggravarsi delle condizioni del paziente prima del trasferimento in altre strutture di emergenza e che solitamente va effettuato nelle prime 72 ore. È un trattamento che aiuta a non far peggiorare ulteriormente la situazione».
Il motivo? Presto detto: «Il Fucito non è un centro di primo livello, come tutti i centri Covid che ci sono sul territorio. Questo tipo di patologia, oramai si è capito, va trattato con un approccio multidisciplinare. C’è bisogno di diversi professionisti della medicina: pneumologi, cardiologi e infettivologi per un corretto approccio alle complicazioni che può comportare prima di una tempesta infiammatoria che altrimenti può complicare tutto il quadro clinico del paziente. Il rischio, se non si tratta subito questa patologia, è che si comprometta la salute del malato prima ancora di affidarlo alle cure di un altro centro, magari uno di primo livello».
«È il caso allora – conclude Carmine Landi – di cominciare a porci alcune domande e chiedere risposte certe per salvaguardare la salute di tutti i cittadini. Chiediamo un’ispezione, verifichiamo come funzionano le cose. Facciamolo nell’esclusivo interesse dei pazienti e della salute dei cittadini».
Nella giornata di ieri, intanto, il presidente del consiglio comunale di Mercato San Severino, Fabio Iannone, alla luce dell’alto tasso di decessi registrati in città, ha annunciato di aver chiesto all’Asl uno studio sull’«eventuale sussistenza di particolari condizioni ambientali» e l’esame dei percorsi terapeutici applicati sui pazienti affetti da Covid-19.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)