“La città del ritorno. Salerno”  (Edizioni Oèdipus) è il nuovo libro di Maria Teresa Messina, tra le figure più rappresentative della cultura salernitana e meridionale, che sarà presentato mercoledì 5 giugno, alle 17, presso il salone di rappresentanza del Palazzo della Provincia di Salerno. Marco Dell’Acqua e Antonella Parisi leggeranno brani del significativo testo, che sarà illustrato in ogni suo risvolto da Alfonso Andria, Giuseppe Cacciatore, Salvatore Casillo e Vilma De Sario Tabano, che ha curato la elegante preziosa edizione.
Maria Teresa Messina racconta la città dove è nata e nella quale è sempre tornata dopo ogni peregrinare, dedicandosi per lunghi anni al lavoro di comunità, all’impegno politico prima nella sinistra di base della Dc e poi nel Partito Comunista Italiano, ma soprattutto alla sua professione di psicoanalista freudiana.
Andrea Manzi, nella introduzione al volume, scrive, tra l’altro: «Maria Teresa Messina, psicoanalista di rara sensibilità e profonda cultura, in questi suoi magmatici sprazzi autobiografici riesce a raccontare, con puntualità rigorosa, proprio come accadde all’inquieto Jung di “Ricordi, sogni e riflessioni”, la sua totalità esistenziale con una naturale inclinazione ricostruttiva: i ricordi le fluiscono nella mente depurati di ogni nostalgia, tessere nitide di un mosaico nel quale sono riprodotti i colori, i profumi di eventi anche minimi che testimoniano il passare del tempo e la magia della sua irrealtà consolatoria, nuclei contigui che un aforisma di Montale, in esergo al primo capitolo di questo libro, riconduce alla pratica liberatoria e creatrice del racconto del Sé: “(…) Chi scava nel passato può comprendere che passato e futuro distano appena di un milionesimo di attimo tra loro”. Sono particole di senso, quelle emerse dai ricordi di Maria Teresa Messina, eucaristie del ricordo sofferto e liberato, fissate da una scrittura di efficace ricchezza cromatica; è come se l’autrice, che è anche pittrice, nello scrivere della propria vita continuasse a dipingere, recuperando un’inclinazione manifesta sin dall’infanzia, allorché i luoghi del suo mondo si popolavano, in ogni istante, di mare, fiori, uccelli, sovrastati da quella gigantografia espressiva del volto paterno, archetipico segnale di orientamento e identificazione».
Il libro si arricchisce anche di una ricca appendice fotografica, che illustre una città profondamente modificata nei decenni sia nel suo assetto urbanistico che nel tessuto sociale. Nel volume vi sono anche due intense postfazioni di Giada Caliendo e Antonio Palo e un testo evocativo e introspettivo (“Nascosta nella valigia del padre”) di Rino Mele.