Metti una sera dal dentista …

Piccole e (in)confutabili verità di Mummybook

0
187

Non vorrei lamentarmi, ma stasera dal dentista le mie figlie si sono comportate in maniera pessima.
Pessima!
Pessima!!!
Non ci sono altre parole.
Sono le sette di sera.
Stanchi di una giornata intensa, io, mio marito, Paola, Camilla e Sandra.
Siamo tanti già a vederci arrivare. Ma, quando le mie tre adorabili creature iniziano a litigare, allora dobbiamo sembrare un esercito…
In una sala gremita di bambini e adolescenti in fila per le cure ortodontiche, accompagnati da genitori annoiati, e di vecchietti
Invece le invito a fare le brave. in attesa per una sistemata al loro sorriso da copertina, si sente una vocina:
“Io mi siedo qui” – con uno gnne-gne-gne tipico dell’età.
“Nooo, qui c’ero prima io!” – con un altro gne-gne-gne .
E via un rumore molesto di sedie sul pavimento.
Le strozzerei.
E seguo il criterio del “divide et impera!”
Così una la faccio sedere accanto a me e le altre due distanti.
A un tratto, però, Paola, chissà per quale ignota ragione, si alza e toglie di mano a Camilla il cellulare.
Proprio mentre la sorella metteva record su record (urlando il punteggio a gran voce) e scaricava un altro gioco.
Paola non molla la presa, guarda nell’obiettivo e fa una foto a Sandra, mentre Camilla si lamenta “Stavo giocandooo!” (con uno gne-gne più lungo e tedioso).
“Sei venuta male” dice Paola, ridendo.
Sandra piange e si lamenta.
“Ah, ah, ah” – continua Paola – “Sandra, ti ho fatto un video: è registrato qui che sei proprio una piagnona!”.
Sandra si butta sul pavimento: “Fammelo vedere! Voglio vedere quel video!”.
Ma Paola tiene in alto il braccio e Sandra non ce la fa a prendere il cellulare.
Quindi si butta a terra, al grido di “Cancella il video! Devi cancellarlo!”
“Smettetela!” – dico io con voce seria, ma non mi ascoltano per nulla.
“Ti faccio un’altra foto, ti giro un altro video!”.
Paola continua a punzecchiare Sandra.
Io vorrei scomparire, mi sento schiacciare dallo sguardo sprezzante di tutti i pazienti in fila, che per un attimo alzano gli occhi dal loro cellulare, come per dirmi “Che madre incapace!”. E, per non smentire siffatti pensieri sul mio conto, le mie figlie litigano finché non ce ne andiamo, tra le benedizioni – suppongo – di medici, segretarie e pazienti.
“Non mi metto il giubbino, se Paola non mi dà il cellulare!”.
Poi, finalmente, via, in ascensore, per sempre!
Ora mi si potrebbe obiettare che non è il caso di far giocare col telefono bambine così piccole.
Che i pediatri sono unanimi e chiari.
Che la dipendenza dai cellulari inizia già a questa età e che pertanto non sono una buona madre.
Che dovrei essere capace di impegnare Paola, Camilla e Sandra in altra maniera.
Che sto tirando su degli automi.
Ma una cosa voglio dirla: avete presente i pyssla, quei corallini che si vendono all’Ikea, piccoli, piccoli e tutti colorati? Ebbene, con quelli si può dare libero sfogo alla fantasia e realizzare di tutto. Ebbene, le mie figlie ci giocano spesso e, anche se avendo letto questo racconto non lo si crederebbe, sono bravissime. E voglio dire anche che il cellulare per il quale stavano litigando non è né un i-Phone né un Android e non ha lo schermo luminoso e non ci sono caricati giochi e non fa foto né video.
Perché è un cellulare fatto con i psylla!
Sarà mica il caso di avvertire l’Ikea di questa dipendenza?