Mico Argirò e i racconti d’amore, di assenza, di sogno infranto

Il cantautore, nato e cresciuto ad Agropoli, è ritornato sulla scena musicale a novembre scorso con ”Un altro Giugno 73”, un singolo autobiografico e deandreiano. "Scrivo e canto canzoni perché è il mio modo di comunicare e di contatto col mondo. Sto sperimentando qualcosa di nuovo, spero di farvelo ascoltare presto" - dice

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Mico Argirò cantautore di origini calabresi, nato e cresciuto ad Agropoli, è ritornato sulla scena musicale a novembre scorso con il nuovo singolo, ”Un altro Giugno 73”.
La nuova uscita giunge dopo il successo del singolo “il Polacco”, brano dell’Album “Vorrei che morissi d’arte” uscito ormai tre anni fa, capace di raggiungere quasi 120.000 visualizzazioni all’uscita del videoclip su FanPage.
“Il Polacco” fece da apripista all’album per le tematiche trattate: il processo di integrazione di un immigrato dell’Est Europa, in un territorio come il Cilento, che storicamente ha il fenomeno dell’abbandono da parte dei suoi stessi figli, protagonisti a loro malgrado, dell’emigrazione verso il Nord Italia o addirittura fuori confini nazionali. Nell’album, a questo processo storico ed economico si legano storie e sentimenti; effetti e concause di una contemporaneità che subisce la fragilità sociale.
”Un altro Giugno 73”  vuol essere un lavoro a sé stante non legato ad alcuna produzione futura. Nel titolo è forte il richiamo a Fabrizio De Andrè e alla sua Giugno 73.
Mico Argirò presenta un brano che regala un susseguirsi di flashback densi di nostalgia. Un viaggio nella memoria di una storia interrotta e abbandonata, che ritorna come un’eco.
Mico, troviamo un singolo fortemente autobiografico, de andreiano, e indipendente da qualsiasi album: con “Un altro Giugno 73” c’era voglia di raccontare qualcosa lasciato in sospeso?
Scrivo e canto canzoni perché è il mio modo di comunicare e di contatto col mondo, non credo che tutto debba avere senso in un prodotto, album o marketing che sia; in questo caso volevo raccontare una mia storia molto intima che andava a chiudere un periodo della mia vita, oltre che una grande storia d’amore. Un po’ psicoterapia e un po’ arte, questo è “Un altro Giugno73”. Un racconto d’amore, di assenza, di sogno infranto.
Il viaggio è un comune denominatore dei tuoi lavori: ne “Il Polacco” è un viaggio nell’Italia attuale; “Un altro Giugno 73” è un viaggio che condividi con l’ascoltatore in un tuo percorso di vita passato. In questo tuo viaggio, in continuo divenire, da cantautore: cosa hai lasciato per strada, cosa hai conservato e portato in valigia?
Sono cambiato tanto e me ne rendo conto. Effettivamente sono in un viaggio continuo, sia metaforico – l’arte, le nuove influenze, le sperimentazioni – che fisico proprio. Nell’ultimo periodo ho suonato su e giù per l’Italia in un tour di locali, teatri, House Concert. Se ci aggiungi che vivo a Milano, e quando posso ritorno ad Agropoli, sono in totale un bel po’ di km. Del vecchio me rimangono saldi i modi di vedere le cose, ideali, sogni e desideri, per strada invece ho lasciato un po’ di retorica, tutto il politicamente corretto, alcune cose stilistiche. Tuttavia, questo si vedrà meglio in un prossimo futuro.
Vivi a Milano per lavoro, nella città che ha dato i natali a cantautori come Giorgio Gaber e Enzo Jannacci: quali stimoli stai ricevendo artisticamente? Infine, stai lavorando a qualche altro progetto?
Ogni tanto vado a trovarli al Monumentale e chiacchieriamo. Milano è una bella città, lontana da ogni luogo comune o visione che mi era stata propinata. Una città di occasioni che può essere stimolante se sai scansare i fantasmi omologanti e spersonalizzanti. Qui sono a stretto contatto con mondi che mi erano distanti: i trapper, gli indie, la multicultura etnica, la moda, le feste e tutto questo mi sta influenzando. Vengo da un piccolo e benedetto paese, ho uno sguardo da provinciale sul mondo e questo mi salva e mi fa essere un passo fuori dai fenomeni. Quel tanto che aiuta. Sto vedendo molte cose e ho voglia di raccontare storie nuove con linguaggi diversi dai miei soliti. In pentola bolle qualcosa, sto provando e sperimentando qualcosa di nuovo in studio. Spero di farvelo ascoltare presto.