Milioni spesi senza gare

Soresa: «Per acquisti urgenti, la deroga è ammessa per legge »

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Acquisti milionari della Regione, e senza gara, per sopperire al fabbisogno di dispositivi di protezione. Ma dall’ente di Santa Lucia rispondono: «Tutto consentito dalla legislazione d’emergenza». E in effetti, il punto di partenza sono le norme emanate davanti alla slavina Coronavirus. Certe procedure della Soresa, centrale per gli acquisti della Regione, sono gli “Acquisti di estrema urgenza disposti direttamente da manifestazioni di interesse pervenute a mezzo posta elettronica certificata nell’ambito della gestione dell’emergenza legata al Covid-19”. Vale a dire, forniture di beni assicurate tramite un’offerta via pec. Chiavi in mano, bussando virtualmente alla porta della Regione. Nelle determine, Soresa spiega come ciò sia reso possibile dal decreto legge del 2 marzo scorso. «Il Dipartimento della
protezione civile e i soggetti attuatori (…) – si legge negli atti – sono autorizzati nell’ambito delle risorse disponibili per la gestione dell’emergenza, fino al termine dello stato di emergenza di cui alla delibera del Consiglio dei Ministri in data 31 Gennaio 2020, ad acquisire dispositivi di protezione individuali (Dpi) (…) ed altri dispositivi medicali in deroga» alla normativa in materia, in vigore da 4 anni. Il tema, quindi, non è la possibilità di operare in regime di eccezione. Ma forse il costo degli acquisti, per quanto di primaria importanza, e la frequenza di tale pratica. L’ultimo caso, con determina del 24 aprile, riguarda una partita di camici monouso non sterili (104.500 pezzi); calzari monouso (8.000) e grembiuli (11.200): sono forniti da una ditta per un importo di 232.000 euro. Del 21 aprile è l’ordinativo – importo 600.000 euro – di 40.000 tute bodyguard, per la protezione sul posto di lavoro. Il 17 aprile è il turno di 4.800 kit per test Covid-19: la spesa è di 144.000 euro. Andando a ritroso, si trovano le 23.000 mascherine FFP3, ordinate l’11 aprile (valore complessivo 89.700 euro). Il 9 aprile c’è l’acquisto di 500.000 mascherine chirurgiche e 250.000 FFP2, pagando 912.500 euro alla Macron spa, marchio leader dell’abbigliamento sportivo, già sponsor tecnico del Napoli. O ancora le 150.000 FFP2 comprate il 3 aprile (valore 465.000 euro). Mezzo milione di mascherine risultano acquistate pure il 2 aprile, per un importo di quasi 1,4 milioni di euro. E il 1 aprile si registra un acquisto di imprecisati Dpi, al costo di 825.000 euro. Anche i ventilatori polmonari sono oggetto di queste procedure: sempre il 1 aprile, Soresa ne ordina un corposo quantitativo, al prezzo complessivo di 1,2 milioni. E le camere di biocontenimento? C’è un ordinativo da 275.000 euro. Altre 300.000 mascherine – importo totale 153.000 euro – sono chieste il 1 aprile. La spesa maggiore per singolo ordinativo, sinora, è contenuta in una determina del 31 marzo: 2,6 milioni per mascherine, occhiali di protezione e tute, comprate dal colosso cinese Deepblue Technology. Prima di allora, e ovviamente dopo, Soresa ha optato per formule di evidenza pubblica. Modalità differenti dagli acquisti di “estrema urgenza”. «È possibile questa forma di deroga in quanto – dichiara il funzionario regionale Pasquale Manduca, responsabile del procedimento per tale tipologia di acquisti – non si hanno interlocutori possibili per fare eventuali gare aperte, che chiaramente porterebbero via troppo tempo. Si va per affidamenti, diciamo, su richiesta, su preventivo». In ogni atto relativo all’emergenza, Soresa precisa di aver pubblicato indagini di mercato, per acquisire manifestazioni di interesse. Offerte pervenute alla propria piattaforma informatica. Gli acquisti di estrema urgenza si effettuano da «operatori economici disponibili alla consegna immediata dei prodotti occorrenti». E vienei specificato: questi approvvigionamenti «devono intendersi aggiuntivi rispetto a quelli per i quali Soresa ha pubblicato appositi Avvisi di indagine di mercato ed acquisisce manifestazioni di interesse». Certo, gli ultimi ordinativi si collocano nella fase calante della curva dei contagi. Però Manduca ci tiene a fare un chiarimento. «Una cosa sono i contagi, un’altra – dice – l’azione ospedaliera, che invece richiede sempre un’estrema urgenza, un’estrema dotazione di presidi. Noi non possiamo mollare su quello, perché altrimenti metteremmo a rischio le persone che operano. In realtà proprio su questo non possiamo derogare: mascherine, tute, calzari. Su questo noi forniamo quotidianamente le aziende ospedaliere, per dare il massimo contributo per la salute degli operatori». Sullo sfondo, resta il parere di congruità dell’Anac, cui vengono trasmessi gli atti. Sulla sussistenza della ragioni d’urgenza, l’autorità di vigilanza si riserva sempre un controllo successivo.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)