Minniti non scioglie la riserva sulla sua candidatura

Potrebbe saltare la tappa salernitana del tour di Marco Minniti, ufficialmente occasione per presentare il libro scritto dall’ex ministro degli Interni – “Sicurezza è Libertà” il titolo – , in realtà appuntamento in vista del congresso del Pd, con Minniti candidato alla segreteria.  Almeno fino a qualche ora fa. A quanto pare la mancata presa di posizione di Matteo Renzi in favore dell’ex ministro del governo Gentiloni avrebbe spinto quest’ultimo ad un’ulteriore riflessione sull’opportunità o meno di prendere parte alla corsa per la segreteria. Non risolutivo si è rivelato anche il lungo incontro pomeridiano con Luca Lotti e Lorenzo Guerini, “ambasciatori” renziani. In questo scenario si inseriscono, quindi, le voci sempre più insistenti, provenienti da Roma, su una possibile cancellazione dell’appuntamento salernitano. Un passo indietro che contribuirebbe a far crescere ulteriormente la tensione fra i democrat campani, già abbastanza alta in questa complessa quanto fluida fase politica.

Tensione che arriverebbe alle stelle in caso di rinuncia definitiva di Minniti alla segreteria. In favore dell’ex ministro degli Interni è già sceso in campo il governatore Vincenzo De

Il governatore Vincenzo De Luca

Luca – ad affiancare Minniti al Grand Hotel Salerno ci sarà anche Piero De Luca -, sostenuto da numerosi amministratori locali e buona parte dell’apparato di partito. In sostegno di Zingaretti sono scesi in campo, invece, esponenti democrat come Lello Topo e Teresa Armato. Scelte di campo che potrebbero essere annullate di colpo a seguito del ritiro di Minniti: molto probabilmente si avrebbe una convergenza sulla candidatura Zingaretti. Convergenza che, paradossalmente, finirebbe per avere ben poco di unitario. L’appuntamento congressuale, infatti, è anche l’occasione migliore per stabilire il peso di ogni componente in vista delle prossime elezioni europee, ma soprattutto regionali. Le quote congressuali – salvo stravolgimenti – disegnano il peso in lista di ciascuna componente. Una candidatura “unitaria” finirebbe per impedire una simile soluzione, aprendo – con tutta probabilità – la porta ad uno scenario di conflittualità diffusa e permanente nel partito.

Ma c’è ancora un’altra incognita che grava sul Partito Democratico: il possibile strappo di Renzi. Un’eventualità che in molti tra gli stessi democrat ritengono sempre più probabile. E

Matteo Renzi

non solo per il rifiuto dello stesso Renzi di appoggiare in maniera esplicita il candidato “renziano” alla segreteria del Pd, Minniti appunto. L’addio di Renzi porrebbe non pochi problemi allo stesso governatore De Luca, che proprio con l’ex segretario ha faticosamente ricostruito un’intesa nei mesi passati. La carta dell’esperienza civica potrebbe tentare un giocatore esperto come De Luca? Forse, non lo si può escludere a priori, considerato che proprio su una civica – i Progressisti per Salerno – il governatore campano ha costruito la sua ascesa politica. Un metodo riproposto anche in occasione delle elezioni regionali con Campania Libera, formazione che nel tempo ha assunto una sempre maggiore strutturazione. Tanto da aver affrontato in più di un caso la sfida delle elezioni amministrative. In uno scenario di rottura potrebbe essere proprio questo il patrimonio portato in dote da De Luca a Matteo Renzi.

Uno scenario, quello appena descritto, apparentemente futuribile, ma in queste ore convulse sono in molti all’interno del Pd a tentare di decifrare una situazione in continua evoluzione, il cui esito è ancora tutto da scrivere. Meglio, per alcuni, restare alla finestra in attesa di uno spiraglio di luce. Altri, invece, sembrano pronti a giocare con maggior disinvoltura su tavoli diversi o, quantomeno, a tenere pronta un’exit strategy qualora dovessero saltare gli equilibri – già precari – del momento. Anche perché le regionali non sono lontane ed è lì, molto più che alle europee, che si giocherà la partita più importante. Sarà ancora Vincenzo De Luca il candidato in corsa per Palazzo Santa Lucia? Al momento non sembra esserci nessuno in grado di fargli ombra tra i democrat. Piuttosto c’è da chiedersi se De Luca sarà il candidato del Partito Democratico. Molta acqua passerà sotto i ponti da qui ai prossimi diciotto mesi.