Misure anticoronavirus: libertà, non libero arbitrio

In queste ore drammatiche risuoni forte l'insegnamento di Croce: "La grandezza del concetto moderno sta nell’aver convertito il senso della vita da idilliaco in drammatico, da edonistico in attivo e creativo, e della libertà medesima fatta un continuo acquisto e una continua liberazione, una continua battaglia, in cui è impossibile la vittoria ultima e terminale, perché significherebbe la morte di tutti i combattenti, ossia di tutti i viventi"

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Vedo circolare nella stampa cartacea e televisiva di questi terribili giorni un uso a dir poco disinvolto – e comunque non unanime – dell’idea di libertà: si va dall’idea assoluta del libero arbitrio all’idea di una libertà vigilata che subordina la libertà individuale al bene comune della collettività. Il lettore avrà ben compreso che mi riferisco alla legislazione di emergenza decisa dal governo e avallata dal Capo dello Stato.  Per quanto mi riguarda io sono restato fedele – o almeno ho tentato – alla massima kantiana che si può leggere nella Metafisica dei Costumi: “Il diritto è l’insieme delle condizioni per mezzo delle quali l’arbitrio dell’uno può accordarsi con l’arbitrio di un altro secondo una legge universale della libertà”. Il diritto dunque elevato a un’idea di normatività che trova di volta in volta nelle trasformazioni della società e nelle differenze della storia il suo campo di applicazione. Se questo è vero, allora si può convenire sul fatto che la libertà è la proprietà dell’esistenza e questa nasce dalla co-esistenza. Forse i concetti or ora espressi potrebbero risultare come lo sfoggio presuntuoso di una cultura pofessorale. Ma non è così. Essi nascono invece dalle drammatiche vicende e dalle difficili scelte che spettano al governo e alle sue diramazioni regionali e locali. Sta, ad esempio, sempre più montando la polemica sulle decisioni del presidente della Giunta Regionale della Campania e cioè se avesse o meno la facoltà di emanare decreti più restrittivi della libera circolazione dei cittadini rispetto alle norme del governo. E qui si apre la controversia tra coloro che sono convinti – con giuste e corrette interpretazioni giuridico-costituzionali sui limiti dei poteri del presidente della giunta – della illegittimità delle delibere e dei relativi provvedimenti adottati. E c’è invece chi è convinto che la libertà di pochi – quelli che considerano un bene primario la libertà di circolazione anche quando diventa pericolosa libertà di assembramento – debba ad ogni costo essere salvaguardata. Io penso che arrivati al primo ventennio del 2000 bisognerebbe guardare alla diffusione del virus con gli strumenti analitici adeguati al cambio radicale di categorie interpretative. Ha ragione Massimo Recalcati quando, dinanzi ai terribili guasti e alle migliaia di morti che ormai punteggiano ogni angolo del mondo, segnala la necessità di edificare confini e barriere protettive. Siamo dinanzi ad una diffusione che non conosce frontiere ed è per questo che diventa purtroppo necessario edificare barriere protettive e impedire goliardici assembramenti. Non si tratta di un provvedimento ispirato al sovranismo identitario, ma di un gesto di solidarietà e di fratellanza. Chiudo citando un passo dalla Storia d’Europa di Benedetto Croce: “La grandezza del concetto moderno sta nell’aver convertito il senso della vita da idilliaco in drammatico, da edonistico in attivo e creativo, e della libertà medesima fatta un continuo acquisto e una continua liberazione, una continua battaglia, in cui è impossibile la vittoria ultima e terminale, perché significherebbe la morte di tutti i combattenti, ossia di tutti i viventi”.