Moralità e politica. Le maschere del potere

Per una rilettura ragionata del “Contratto sociale” di Rousseau

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Da quando la gestione della cosa pubblica è diventata un enorme dibattito sulla moralità, la macchina statale, e con essa la politica, si sono ingolfate al punto di avere perso anche lo smalto e il brio della contrapposizione ideologica che tanta importanza ha sia per gli elettori, li fa ragionare, sia per i politici stessi, hanno una vera bandiera da sventolare non solo delle idee scontate e rimasticate da proporre, perché la morale e la moralizzazione dei costumi senza una concezione consapevole del reale e della sua dimensione politica sono poca roba.
Sono talmente poca roba che siamo arrivati in questo paese a credere che solo chi dovrebbe distinguere il bene dal male, e quindi dovrebbe poi operare per il bene, i magistrati, siano i veri e unici depositari della giustizia, e questo fatto è ormai diventato il tratto distintivo della democrazia per la gran parte delle persone, che con i magistrati e sotto il grande ombrello della giustizia si insediano saldamente. Un falso non solo ideologico, ma pure una truffa bella e buona. Jean Starobinski ci viene in aiuto, per spiegarci in maniera piuttosto semplice come questo non sia possibile ma come sia assolutamente errato. Jean Starobinski è stato un grande critico letterario, ma anche uno psichiatra, uno che studiava gli autori vivisezionandoli e riportandoli in una dimensione terrena, politica. Uno degli autori su cui si è più impegnato è stato Jean Jacques Rousseau, per quel suo essersi messo a condannare l’apparenza sociale, tipica delle moderne democrazie, un’apparenza mascherata, necessaria all’individuo per dimostrare agli altri una diversità che non a lui appartiene ma che per esigenze sociali ha interesse a fare credere e a mantenere in vita.
Il libro in cui Jean Starobinski ha messo in evidenza questo meccanismo è «Jean-Jacques Rousseau. La trasparenza e l’ostacolo» (1975 ), proprio perché all’interno di tutte le sue analisi su Jean Jacques Rousseau, ha scritto anche altro su di lui, ha ben spiegato come questa maschera sia lo stesso sistema sociale, sistema che deve permeare tutto e tutti dando l’impressione che ci siano continuamente degli intoppi, così da rendere la maschera trasparente, reale, e permettere alla società di potere continuare a sviluppare le proprie trame, senza che gli individui possano o debbano mai dubitare dell’operato degli attori sociali.
Questo è il meccanismo di cui le società in cui viviamo si sono alimentate con la ripartizione di ruoli nello Stato moderno designata da Montesquieu. Del resto le costituzioni liberali stabilendo una distinzione tra i diversi rami dello Stato prevedevano di dovere fare fronte all’invadenza e al bisogno dei vari poteri di trasmigrare al punto da voler cambiare maschera, ma non aveva fatto i conti con il diverso modo in cui la società si sarebbe sviluppata, e di come di fronte alla difficoltà di imbrigliare una realtà sempre più disomogenea l’aggravante non sarebbe stato più lo Stato in toto ma il bisogno di farsi giustizia o meglio di evocare a sé il ruolo di giusti. I giusti, o meglio gli eletti/ élite, si aggregano seguendo i propri interessi e nei luoghi che meglio consentono alla maschera di aderire al volto, e nessun luogo è più adatto di quello che viene costituito tra chi deve informare gli altri di ciò che accade nella realtà, con un occhio a ciò che è giusto e a ciò che è sbagliato, e chi in mano a sé tiene la bilancia della giustizia. Operazioni vecchie quanto il mondo solo che Jean Jacques Rousseau e con lui Jean Starobinski ci hanno detto che la trasparenza della maschera è stata infranta e che l’unico ostacolo rimasto non è la giustizia o la società ma la salvaguardia dell’integrità dell’uomo, salvaguardia che non passa attraverso la giustizia terrena ma che aspira a quella divina, e al bisogno di lasciare una traccia salda e sicura per le società a venire. Ascoltare le conversazioni private degli altri e farle diventare oggetto di valutazione politica, vuol dire fare a pezzi la maschera ma vuol dire anche essere nudi e totalmente nulli come uomini. È questo dovrebbero pensare tutti, altrimenti la nostra diventa sempre più una società criminale, ineguale, immorale, malgrado i proclami, ma soprattutto diventa una società priva di qualsiasi progettualità politica e quindi priva di futuro.
Con buona pace di Jean Jacques Rousseau e anche di Jean Starobinski.