Furbetti al Cardarelli: 60 dipendenti nei guai

I lavoratori marcavano badge per i colleghi assenti o andavano via dopo aver timbrato l'ingresso. Sono stati incastrati dalle telecamere installate dagli investigatori.

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Le telecamere li hanno ripresi mentre marcavano il badge anche per colleghi assenti. Altri, invece, dopo aver timbrato, lasciavano il posto di lavoro. Sessanta dipendenti dell’ospedale Cardarelli di Napoli finiscono nei guai: hanno ricevuto un avviso di garanzia dal parte della Procura di Napoli. L’indagine è stata coordinata dal pm Giancarlo Novelli assieme al procuratore Giovanni Melillo. Nei confronti dei 60 dipendenti raggiunti oggi dall’avviso di garanzia, si ipotizzano i reati di truffa e la violazione della cosiddetta “legge Brunetta”.

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  1. […] Furbetti al Cardarelli: 60 dipendenti nei guaiSono 62 i presunti “furbetti del cartellino” all’ospedale Cardarelli di Napoli, il più grande del Mezzogiorno, destinatari di un avviso di conclusione indagini. Inguaiati dalle telecamere della polizia, per tutti l’accusa è di truffa aggravata in concorso. Cioè di risultare in servizio, pur essendo altrove. Sono medici, infermieri, operatori socio sanitari. A turno, avrebbero timbrato i badges anche per i colleghi assenti. Tra loro cinque dipendenti salernitane, impigliate nel giro di coperture reciproche, ipotizzato tra 2015 e 2018. Si tratta di Giuseppina Morena, 61enne di Teggiano; Debora D’Antonio, 41enne residente a Petina; Angelina Giordano, 65enne nata a Nocera Inferiore; Antonella Russo, 26enne nata a Salerno e residente a Cava de’ Tirreni; Carmen Vinante, 37enne nata a Celle di Bulgheria e residente a Centola. Gli indagati «previo accordo tra loro – afferma l’atto emesso dal pm Giancarlo Novelli della procura di Napoli-, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, con artifizi e raggiri (…), scambiandosi i rispettivi badges, in modo reiterato, attestavano falsamente la propria presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza, inducendo pertanto in errore il pubblico ufficiale preposto alla verifica dell’effettivo svolgimento dell’orario di lavoro e alla conseguente erogazione degli stipendi». I dipendenti coinvolti hanno 20 giorni per presentare richieste o memorie, chiedere al pm di compiere ulteriori indagini o di essere interrogati. Il sostituto procuratore Novelli, dal canto suo, richiede l’emissione del decreto che dispone il giudizio. Tra gli indagati due sanitari – uno in servizio in pneumologia e l’altro in oncologia, reparto dove mancavano 8-9 dipendenti al giorno – un sindacalista, e l’ex vicesindaco Udc di Caivano, l’infermiere Sabatino Peluso. Al politico si contestano quasi 30 timbrature in favore di colleghi, solo tra luglio e settembre dell’anno scorso. Le immagini, raccolte dai poliziotti del commissariato Arenella, documentano perfino un 13enne in azione: marcava il badge su ordine della madre, affinché risultasse in servizio. Nelle indagini utilizzato il Gps per rilevare le targhe di auto e moto, riconducibili agli indagati, a spasso durante l’orario di lavoro. «Se ci sono dei comportamenti scorretti – dichiara il commissario straordinario dell’azienda ospedaliera, Anna Iervolino – è bene che vengano individuati e sanzionati, perché la leggerezza o la mancanza di senso civico di pochi finiscono poi per penalizzare il buon nome e tutta la squadra del Cardarelli, fatta di grandi professionisti e lavoratori instancabili. In questo senso mi sento di ringraziare la magistratura». Gli indagati forse sono meno grati. […]

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