Natale non sia fredda ritualità

L’auspicio è che gli annunciatori di pace sappiano scuotere la sonnolenta tranquillità di chi non sa vedere in prospettiva

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Natale, praticamente ridotto a un’orgia consumistica che passa e non lascia segni

Il Natale è… auguri scambiati e propositi di bontà: poi, spente le luci, annoiati da regali tanto attesi, si precipita nell’apatica sindrome del dopo-festa e il 25 dicembre passa come acqua sul marmo con conseguenze che tutti possono constatare.
A pagare il prezzo più alto di una fredda ritualità, nonostante le musiche ed i colori, sono i giovani. È una generazione che é solita trovare rifugio in frasi e foto scambiate per via telematica, fissare lo schermo in attesa di messaggi, ascoltare canzoni che non riempiono il vuoto di occhi fissi nei sogni di una vita migliore. Molti si appartano, ritenendosi incompresi, o seguono il branco per paura di rimanere soli. È la generazione delle ragazze mezze nude per ottenere su facebook un effimero “mi piace”, cuori affranti da superficiali cotte, nate per futili colloqui con amici virtuali. Il loro é un algido rifugio perché il mondo reale non ha più niente da offrire. È una generazione che sceglie lo sballo per non pensare, che ritiene triste e inutile la propria esistenza, ferita dai problemi di una famiglia spesso sfasciata. Ma è anche la generazione che, nonostante tutto, cerca il vero amore e, con un sorriso amaro stampato sul viso, va avanti giorno dopo giorno; ritiene di non avere un futuro, tuttavia spera in una vita migliore e poter essere felice se salvata almeno da se stessa.

È Internet a canalizzare quasi tutto il traffico cosiddetto affettivo, ma in effetti virtuale e quindi inautentico

Nei discorsi, nelle canzoni, nei murales i giovani esprimono insoddisfazione; fare loro gli auguri per Natale risulta molto difficile perché obbliga a pensare e a scrollarsi di dosso sentimenti mielati, che durano lo spazio di un mattino. Per rendere felice il Natale è necessario provocare chi si nutre del buonismo sollecitato da pratiche formali imposte dal calendario.
Giusta e condivisibile è la reazione di chi, per protesta, spedisce al mittente ipocriti auguri formali. La delusione é tanta e gli auguri non possono che essere scomodi al pensiero che Gesù, nato per amore, non convince il mondo a superare l’egoismo per scoprire la bellezza di un’esistenza donata, di una preghiera bisbigliata con generosità, della riflessione in silenzio per acquistare coraggio.
Auguri sinceri riflettono coerentemente il significato della festa se il pensiero del Bambino adagiato sulla paglia mette in disagio chi, duro di cuore, non intende concedere ospitalità al povero di passaggio; se Maria, in lacrime perché bisognosa di aiuto, convince a non limitarsi a nenie sempre uguali, incapaci di allietare ipocrite coscienze; se Giuseppe, mortificato dalle porte rimaste sbarrate, acuisce la noia dei giochi di società, blocca l’intermittenza delle luminarie per far conoscere il buio interiore di chi non sa condividere la sofferenza di genitori in lacrime per i figli senza fortuna, salute o lavoro.
L’auspicio è che gli annunciatori di pace sappiano scuotere la sonnolenta tranquillità di chi non sa vedere in prospettiva e, con complice silenzio, non denuncia ingiustizie, lo sfruttamento dei propri simili, la fame d’interi popoli. I pochi accorsi alla grotta facciano comprendere ai potenti impegnati a tramare nell’oscurità di una città assopita nella indifferenza che è possibile vedere la Luce se si é disposti a considerare fratelli gli ultimi, smettendo di giocare sulla loro pelle.
Il significato della festa lo percepisce solo chi sa scrutare l’aurora per gustare l’ebbrezza dell’attesa e il gaudio dell’abbandono in Dio, pronto a vivere povero in spirito, vera opportunità per divenire ricchi. A queste condizioni esclamare “Buon Natale” non è una ennesima ipocrisia, ma speranza rinata meditando la Buona Novella portata dal Bambino.