Carceri, a Salerno è allarme profughi. Tra le emergenze, anche gli atti di autolesionismo dei reclusi e il reparto tossicodipendenti. Numeri e storie di marginalità emergono dalla Relazione 2018 del garante regionale dei detenuti, Samuele Ciambriello. Una lunga giaculatoria su problemi atavici. In Campania il sovraffollamento nelle celle è del 133,9%, quasi il 50% dei detenuti è in attesa di giudizio. In compenso, alla polizia penitenziaria mancano circa 200 agenti nella pianta organica: ne sono previsti 4.442, ma i dati ne certificano solo 4.254 in servizio, di cui ogni giorno circa 850 in permesso per malattia. Arranca anche il percorso di rieducazione: appena il 20% dei ristretti lavora nell’istituto penitenziario, e il 5% all’esterno. E soltanto il 20% segue i corsi scolastici.

I nodi di Salerno. Nel documento, il carcere di Salerno viene citato per diverse criticità. C’è la questione dei detenuti profughi, ad esempio. Sullo sfondo, c’è una problematica generale, riscontrata in ogni carcere campano. «Alla luce del presente Rapporto – si legge – emerge la difficoltà per le persone detenute di origine straniera, di comprendere i Diritti e le Regole penitenziarie, a causa soprattutto della mancanza continua e strutturata di mediatori culturali o di interpreti». Oltre a questo, «nello stesso tempo molti Istituti penitenziari non permettono ai detenuti di richiedere Protezione internazionale dal Carcere, così come il rinnovo del Permesso di Soggiorno, negando in tal modo Diritti umani fondamentali e producendo casi di irregolarità una volta espiata la pena detentiva». I dati parlano di 220 detenuti stranieri incapaci di parlare la lingua italiana. «I casi più eclatanti sono: – afferma il garante – a Poggioreale con 147, 35 a Salerno, 10 a Santa Maria Capua Vetere e 9 a Benevento». Nel 2017, il penitenziario salernitano è anche tra quelli a maggior rischio di atti di autolesionismo: 122. Infine, c’è il capitolo “Inadeguatezza delle strutture”. Per Salerno, il garante è lapidario: «Il reparto per i tossicodipendenti va chiuso».

Il sovraffollamento. Da sempre, il tema più doloroso è il sovraffollamento. La relazione non inserisce, però, Salerno tra le maglie nere. Ma ciò non implica che il problema non esista. Lo scenario peggiore, tuttavia, è a Poggioreale (157,81%). «Gli altri Istituti che hanno una percentuale di sovraffollamento sono – aggiunge la relazione-: Benevento: 154%, Pozzuoli 151%, Arienzo 151%, Secondigliano 144%».

Procedimenti per ingiusta detenzione. Oltre al garante regionale dei detenuti, anche il ministero della giustizia sforna un rapporto. Si tratta dell’annuale relazione al Parlamento sulle misure cautelari personali, e sui procedimenti di riconoscimento del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione. Le decisioni di accoglimento delle domande di riparazione, nella corte d’appello di Salerno, sono 73 (46 irrevocabili) nel triennio 2016-18. Netta la diminuzione nel 2018, rispetto ai due anni precedenti: sono 3. In questi tre anni, il numero più alto è di Catanzaro (349), seguita da Napoli (280). Nello stesso triennio, a Salerno risultano iscritti 96 procedimenti in totale, segnando un calo nell’ultimo anno (24). I pagamenti per ingiusta detenzione, nel 2018 (fonte Mef), ammontano ad un milione di euro. Salerno, inoltre, si segnala tra le corti d’appello dove «vi è una sostanziale equivalenza tra il numero di provvedimenti di accoglimento e di rigetto delle domande».