Nel Salernitano chiude un’edicola ogni dieci giorni

Lunedì sciopero nazionale degli edicolanti: a Roma per protestare contro il mancato rinnovo dell'accordo con gli editori. La situazione appare insostenibile anche per la disaffezione dei lettori verso l'informazione cartacea

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A Salerno e provincia chiude un edicola ogni dieci giorni. La situazione drammatica che attraversa il mondo dell’editoria, il netto calo delle vendite dei giornali e la crisi economica, ha anche un’altra faccia della stessa medaglia: la crisi delle edicole.
L’attualità è nera per gli edicolanti a livello nazionale e locale. Anche per questo lunedì mattina gli edicolanti abbasseranno le serrande e scenderanno in piazza, a Roma, per far sentire la loro voce.
«Le vendite sono calate tantissimo per le edicole – spiega Antonio Sibilla, coordinatore provinciale di Salerno e regionale di Sinagi, il sindacato che ha promosso lo sciopero di lunedì – La media nazionale dice che ogni giorno chiudono in media tre edicole; a livello locale non siamo messi meglio: nel salernitano chiude in media un’edicola ogni settimana, massimo dieci giorni».
Oltre al forte calo delle vendite dei quotidiani e alla disaffezione dei lettori per l’informazione cartacea, ci sono anche problemi di accordi, a livello nazionale, con gli editori; accordi economici su costi e retribuzioni sulle copie vendute: «Una delle cause maggiori è proprio il problema dell’accordo economico con gli editori: esiste un accordo nazionale per decidere quanto devono guadagnare le edicole. Siamo fermi al 19% lordo a copia. Adesso abbiamo proposto di guadagnare 10 centesimi a copia di cui 2 centesimi vanno al distributore locale e 1 centesimo per il deposito cauzionale. Gli editori si sono rifiutati e noi lunedì anche per questo faremo appello al Governo. Andremo prima a protestare sotto la sede della Fieg (la federazione degli editori, nda) e poi a Montecitorio».
Sulla situazione di crisi e sulle numerose chiusure di edicole anche sul territorio locale, Sibilla dice: «Questo è un settore in cui si deve lavorare 17/18 ore al giorno; e, pur lavorando tanto, non è detto che si riesca a guadagnare un minimo di stipendio. Prima era tutto diverso: si vendevano più giornali e l’accordo con gli editori poteva andar bene: ora si arranca e parecchi sono costretti a chiudere. Anche a titolo personale sto lavorando per fare in modo che, pure con una legge regionale, sia consentito alle edicole di diventare biglietterie di aerei, treni, etc. per consentire un maggiore guadagno. Siamo arrivati a un punto di non ritorno e spero che sia stato colto il senso del mio appello nel corso di un incontro con tutti gli edicolanti questa settimana a Salerno: dobbiamo essere uniti a lottare per difendere la nostra categoria» – conclude Sibilla.