Nella Matera della Carlomagno il romanzo si fa cronaca e diventa storia

“Una favolosa estate di morte”, il nuovo libro della scrittrice salernitana edito da Rizzoli, è anche un affresco sul mutamento della città dei sassi e sulle contraddizioni tra passato e futuro

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È un romanzo, un noir, ma anche un documentato reportage giornalistico. Una detective story che entra dentro i fatti recenti e antichi della Basilicata, narra Matera alla vigilia della grande speranza del 2019, l’attraversa dai calanchi di Pisticci ai dirupi della Gravina, fa scorrere la trama narrativa in un mese, dal 7 giugno al 2 luglio, il giorno più lungo e dionisiaco dei materani, quello della festa della Bruna, e accelera la soluzione del giallo via via che si avvicinano le ore dello “strazzo”, dando pari ritmo all’intuizione investigativa e all’assalto del carro. C’è tutta Matera nel nuovo romanzo di Piera Carlomagno (“Una favolosa estate di morte”, 297 pagine, Rizzoli), scrittrice salernitana di origine lucana, innanzitutto giornalista, un passato da cronista di giudiziaria che apre subito, già nel prologo del racconto, la cartellina dei ritagli sui grandi casi e misteri e depistaggi della Basilicata, “stordimento della modernità che sembra antica”: non mette mai i nomi ai casi che elenca, ma i riferimenti all’attualità sono fin troppo evidenti, da “un miliardario rapito e l’orecchio tagliato” (Paul Getty sequestrato e rilasciato a Lauria), “gente scomparsa nel nulla” (i casi della piccola Ottavia di Montemurro, e dei commercianti venuti da Cava dei Tirreni), “la ragazzina ritrovata in chiesa quando doveva essere ormai donna” (il delitto di Elisa Claps). Serve la cronaca per raccontare una terra di mezzo considerata da sempre un Mezzogiorno avulso dalla criminalità e che invece allarmò – come l’autrice ben ricorda – la commissione Antimafia proprio alla vigilia dei grandi flussi finanziari destinati a Matera capitale della cultura. Piera Carlomagno, al suo quinto romanzo noir, ha soggiornato a lungo a Matera per viverne l’aria, parlare con la gente, ascoltarne il dialetto, memorizzare strade e quartieri. E con tratto realistico fa muovere i suoi personaggi nel labirinto urbano dei Sassi Caveoso e Barisano, nelle vie a ridosso del centro storico, li fa entrare a palazzo Lanfranchi, nei locali dove servono i cocktail a base di Amaro lucano, negli alberghi di lusso ricavati dalle antiche grotte. Il romanzo è anche un thriller psicologico scritto guardando all’animo femminile che scava nella cultura arcaica di questa città e nelle contraddizioni del suo futuro, nel contrasto irrisolto tra antico e moderno, nel dolore antico e nella voglia di riscatto. Così è la storia di Matera, Mater, terra Madre, generatrice di vergogna e rinascita, così è l’animo di Viola, la protagonista anatomopatologa, consulente del pm, bella ma inconsapevole della sua bellezza compressa da troppi sensi di colpa, legata alla nonna, prefica di professione, desiderosa di avvenire che non arriva e che ha il volto di un amore intenso ma fugace. Ecco Matera, “la città dove tutto è visibile da ogni punto, affacciandosi sullo strapiombo, restando dietro i vetri delle finestre, avvicinandosi a un belvedere, in una piazza”, la città salita su una giostra e oggi dentro una grande sbornia: cosa rimarrà, si chiede più o meno direttamente la scrittrice, alla fine dell’anno? Il romanzo racconta borghesia e notabilato cittadino, insiste su un perbenismo di facciata indugiando, forse in maniera troppo dolente, su diffidenza e omertà e su un dominio maschile ancora non scalfito da decenni di battaglie. Potrà sembrare ingeneroso, ma quando il romanzo si fa cronaca il giallo raccontato da Piera Carlomagno diventa storia recente, terribilmente attuale.