Nella terapia intensiva del “Moscati” di Avellino

La grande professionalità del personale medico e paramedico non basta, bisogna costruire una sanità per tutti, mettendo gli operatori nelle condizioni migliori per svolgere il proprio lavoro

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Alcune esperienze ci cambiano profondamente o confermano nelle nostre convinzioni. L’esperienza che abbiamo fatto io e mia moglie nel reparto di Terapia intensiva neonatale dell’Azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino ci ha confermato che la sanità per tutti va difesa e va difesa sempre. Così come ci ha confermato che del lavoro di medici, infermiere, infermieri e operatori sociosanitari bisogna parlare. E riconoscerne la giusta, fondamentale, importanza.

L’ospedale Moscati di Avellino, un presidio di grandi professionalità da difendere con una politica che faccia davvero gli interessi degli operatori e dei pazienti

Nella nostra esperienza durata alcune settimane, abbiamo vissuto rapporti umani intensi. Abbiamo visto le capacità professionali, tecniche, scientifiche, relazionali, empatiche che tutte le persone impiegate in questo reparto continuamente esprimono. Abbiamo vissuto e visto quanto sono bravi, preparati e sensibili i medici e gli altri operatori di questo reparto e, quindi, potenzialmente, dell’intera sanità pubblica in Italia. Non c’è stato giorno o momento di distanza, di incomprensione, di assenza nei nostri riguardi e, per quanto abbiamo potuto vedere, di tutti gli altri genitori. E di tutti i neonati, naturalmente.
Abbiamo vissuto l’importanza dell’essere accolti nella difficoltà. Ed essere accompagnati a capire e ad agire. È questa un’altra caratteristica dei medici e delle infermiere della Terapia intensiva neonatale, con Sabino Moschella come direttore e gli altri neonatologi Adriana Rocco, Luigina Signoriello, Pasquale Boemio, Antonio Pellecchia e Gianni Spadea, che abbiamo conosciuto sin dal primo momento: sempre capaci di accogliere, informare e sostenere. Con parole chiare, precise e calde. Senza enfasi, né retorica, né espressioni esagerate o approssimative.
Tutte le notizie ci sono sempre state esposte con modi, volti, toni di comprensione e vicinanza. Non abbiamo avvertito mai né freddezza né lontananza. Abbiamo sempre vissuto la determinazione del lavoro in corso e la vicinanza alle esigenze di nostro figlio.
A questi medici, infermiere, operatrici sociosanitarie bisogna dire grazie ogni giorno. A loro come a tutti quelli che lavorano in settori della sanità di particolare difficoltà come sono gli ambiti in cui vita e morte sono vicini, terribilmente prossimi. Sapendo che ciò che fanno per uno lo fanno per ognuno e, potenzialmente, per tutti: in questo caso, per ogni neonato che incontrano. E lo fanno giorno dopo giorno.
Riconoscimento e ringraziamento per queste lavoratrici e questi lavoratori sono necessari anche in quanto membri di una società che dovrà continuare a difendere e migliorare, nonostante tanti attacchi, la sanità per tutti e per tutte, di qualunque condizione sociale e provenienza nazionale. Sapendo che competenze e capacità di questo tipo di professionisti non sono sufficienti. Sapendo che troppi reparti, compresa Terapia intensiva neonatale dell’ospedale Moscati di Avellino, mancano del personale necessario. Sapendo che troppi medici e infermiere lavorano troppo. Sapendo che la sanità non può essere né territorio di rapina né territorio di abbandono a vantaggio della speculazione privata.
E per questo possiamo dire che la sanità non si svende ma si difende. E bisogna difenderla rafforzandola, ponendo al centro un semplice ma chiaro duplice obiettivo: costruire una sanità per tutti, mettendo medici ed operatori nelle condizioni migliori per svolgere il proprio lavoro. A partire dal rispetto delle piante organiche e, quindi, del corretto numero di medici, infermieri, infermiere ed altri operatori da garantire in ogni reparto.