Nessun accordo è possibile con De Luca

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Il primo faccia a faccia tra Stefano Caldoro (D) e Vincenzo de Luca, candidati di centro destra e del centrosinistra alla presidenza della regione Campania, organizzata nella sede de 'Il Mattino' dal direttore Alessandro Barbano, 5 maggio 2015. ANSA /CIRO FUSCO

Torna, puntuale come un orologio svizzero, forse anche di più, l’appello agli elettori “di sinistra” per il voto nelle prossime elezioni regionali. Conviene allora partire dal contesto: il sistema maggioritario che nelle sue molteplici forme regola la politica italiana da quasi trent’anni, domina le scelte degli elettori e ne orienta i gusti. Evitare questa parametrazione significa semplicemente non fare i conti con la realtà, un difetto che risulta particolarmente grave quando la vuoi cambiare. Il “maggioritario” non è un sistema di assegnazione dei seggi, un premio al vincitore o una odiosa soglia di sbarramento, è la sostituzione del ruolo dei soggetti organizzati con il protagonismo delle singole personalità che si propongono per il governo della cosa pubblica. Esistono ovviamente resistenze a questa tendenza, spinte che provano a metterla in discussione, soprattutto a partire dalla difesa della Carta, ma non c’è dubbio che questo sia l’elemento prevalente e che il maggioritario abbia scavato in profondità, modificando nel tempo il rapporto stesso tra politica e società. Ogni volta che parliamo di elezioni, quindi, dobbiamo sapere che è di questo che parliamo. Anche quando commentiamo salti della quaglia o imprevisti cambi di casacca. A maggior ragione, quindi, quando analizziamo l’offerta politica per il rinnovo di un Consiglio Regionale, della sua Giunta e del suo Presidente, non possiamo non dare alla figura del leader il suo valore assolutamente predominante su tutto, facendo finta che esistano ancora gli strumenti per incidere dall’interno, per orientare dal basso e far valere accordi o programmi.
Fare come se le assemblee elettive avessero ancora il valore e i poteri dei tempi che furono, prima dell’elezione diretta di Sindaci e Presidenti, non fa bene alla battaglia per ridare loro il ruolo che meritano nel sistema democratico. Perciò, per piacere non chiamate di centrosinistra, e tantomeno di sinistra, la coalizione che sostiene De Luca. E non ci facciano ridere i candidati o addirittura i partiti che provano a prendere velatamente le distanze dal proprio candidato presidente evocando una autonomia di giudizio e di azione che non c’è e non ci sarà mai. Se una coalizione sceglie un candidato presidente vuol dire che sposa e condivide il suo operato. In Campania De Luca porta in dote il suo consenso, il suo carattere e tutto quello che ha fatto o non fatto negli ultimi trenta anni proprio perché non è un candidato qualsiasi, tantomeno un parvenu della politica. Vive agiatamente di politica da una vita ma ad ogni piè sospinto ci ricorda la fatica, il “sangue buttato” che c’è dietro ad ogni provvedimento. Offendendo così chi fatica e “butta il sangue” veramente per portare un salario a casa, quando ci riesce. È ammissibile che parli in questo modo chi non sa cosa significhi alzarsi di notte per andare a lavorare, viaggiare su un mezzo pubblico, obbedire agli ordini di un padrone, osservare le disposizioni di un capo, non essere sicuro di percepire lo stipendio a fine mese? È collocabile a sinistra una cosa del genere? Se sì, allora è di sinistra anche il Crescent, sono state di sinistra le politiche urbanistiche a Salerno negli ultimi lustri, sono state di sinistra le politiche del lavoro e quelle ambientali, compresa la vicenda della Fonderia Pisano. Hanno una ispirazione chiaramente di sinistra le scelte fatte in materia di sanità e trasporti. Sono ovviamente di sinistra le affermazioni di questi anni in materia di sicurezza ed il continuo rincorrere Salvini sul suo terreno. Odora di sinistra la posizione sul Regionalismo differenziato e l’idea costante di liberare il sistema degli appalti dalla burocrazia che lo opprime sotto forma di lacci e lacciuoli. Sono di sinistra il linguaggio e lo stile, ma anche il metodo amministrativo e la parossistica occupazione del potere. Se invece avete come me seri dubbi, allora possiamo stare tranquilli almeno su un punto: De Luca non è di sinistra. Ma anche questo non ci dice tutto e non possiamo cadere in un’altra semplificazione. Gli elettori sono un’altra cosa. Ci sono persone di sinistra e di destra che voteranno la coalizione guidata da De Luca. Ci sono persone soprattutto di destra, ma non mancheranno quelle di sinistra, tra coloro che voteranno Caldoro. Ci sono persone collocabili culturalmente a sinistra o a destra tra gli elettori del Movimento 5 stelle. Ma c’è anche una novità: una proposta politica che per la prima volta nella storia della nostra Regione nasce dai movimenti che hanno difeso l’ambiente, la salute e i diritti, territorio per territorio. L’appello di Stop Biocidio è quello che mancava alla politica in Campania. È una ventata di aria fresca per chi non si è mai rassegnato a vedere il tema del governo di questo territorio ridotto a lotta tra bande, a competizione tra garanti degli stessi interessi. Sabato ha preso vita di fronte alle ecoballe di Masseria del Re una lista che è un grido di denuncia delle inefficienze, dei ritardi e dei colpevoli fallimenti degli ultimi governi regionali. In questa proposta c’è l’unica possibilità di dare vita anche in Italia alla proposta rossoverde che ha convinto tanti cittadini francesi nelle ultime elezioni locali. Ecco, potete stare sicuri, tra questi ci sono esclusivamente persone di sinistra. E poi c’è un piccolo problema che non possiamo dimenticare: la sinistra è da ricostruire, e ogni volta che una parte di essa si allea con De Luca il problema si fa più grande e la soluzione si allontana.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)