Niente panico virus, restano forti ritardi

Sempre maglia nera per i tamponi e le Usca Rete ospedali Covid, nessuna programmazione

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In Campania il virus è sempre più sotto controllo. Ma restano ritardi e carenze del sistema, a regalare un margine di inquietudine. Il quadro risulta dal settimo instant report Covid-19 di Altems. Un’iniziativa dell’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell’università Cattolica, campus di Roma.
«La Campania – recita l’analisi del profilo regionale – ha sottoposto al test diagnostico il 0,95% della sua popolazione (pop.5.801.692, il valore più basso rispetto i dati regionali italiani) ed i dati mostrano, nell’ultima settimana, un’incidenza del 1,67% nuovi casi per 100.000 abitanti». Tradotto significa: i test rimangono un tallone d’achille, ma conforta il dato dei nuovi contagi. Solo la Calabria, infatti, vanta una percentuale migliore di nuovi casi. Lo scenario epidemiologico, tuttavia, sarebbe più nitido, se si facessero più tamponi. Anche il recente incremento di test non pare sufficiente. «I laboratori della Campania – precisa il documento – hanno processato 4,86 tamponi ogni 1.000 abitanti nell’ultima settimana (dato basso rispetto al dato nazionale), con un rapporto tra nuovi casi positivi e nuovi soggetti testati pari a 1,45, valore inferiore alla media nazionale di 3,57». E poi c’è un altro elemento da tenere sotto osservazione. «La Regione Campania – spiega il report – mostra un andamento non lineare nell’ultima settimana nel numero degli ospedalizzati (complessivamente pari a 434)». Questa è appunto l’unica regione, con il Molise, dove il trend dei ricoveri è in controtendenza. La curva degli ospedalizzati, invero, scende in tutto il resto d’Italia. Poi c’è il capitolo delle politiche sanitarie, dove si registrano forti ritardi. «Il modello di gestione – riferisce l’analisi – ha visto un limitato coinvolgimento del territorio (solo 5 Usca attivate sulle previste 120). Non è prevista una programmazione regionale circa la rete ospedaliera Covid–19. Esistono linee guida e documenti per la ripartenza dell’attività non in urgenza». A prevedere il varo delle Unità Speciali di Continuità Assistenziale, è il decreto legge del 9 marzo 2020. Le regioni devono attivare un’Usca ogni 50.000 abitanti, per gestire in assistenza domiciliare i casi meno gravi, ossia i pazienti non da ricovero. E la Campania è sempre al palo. «Il cartogramma – riporta l’indagine – mostra il tasso di copertura al 12 maggio 2020, in lieve aumento rispetto al precedente aggiornamento. La Valle d’Aosta e l’Emilia Romagna si confermano le regioni con la copertura più alta, mentre i valori più bassi si registrano in Campania e Sicilia». La quasi totale assenza di Usca campane, peraltro, fa il paio con il deficit delle rete di medicina territoriale. Un vulnus storico, cui nemmeno queste unità possono rimediare. «Si ricorda (…) – avverte il report- che la presenza delle Usca non sia di per sé un indicatore di assistenza territoriale, in quanto ogni Regione ne ha deliberato o meno l’attivazione con lo scopo di integrare, secondo le necessità, una capacità di gestione territoriale pre-esistente, che appariva e appare molto eterogenea nel confronto tra le diverse regioni». Un eufemismo, in tale circostanza: il territorio è una chimera, per la sanità campana. C’è però un ambito dove la Campania non sfigura, anzi batte tutti, durante l’emergenza: i tamponi ripetuti su ogni malato. «L’indicatore – specifica la ricerca – fornisce un’indicazione rispetto al numero medio di tamponi effettuati per ogni caso positivo di Covid-19. I valori più alti vengono registrati in Umbria e in Campania, rispettivamente 16.28 e 8.50. In media, in Italia, il tampone viene ripetuto 2.00 volte per caso positivo registrato».

Gli obiettivi del report. I dati del report sono stati estrapolati dal sito della Protezione Civile, aggiornati al 12 maggio. Tra gli obiettivi, un confronto sistematico dell’andamento della diffusione del Sars-Cov-2, a livello nazionale e in 6 Regioni italiane. Si tratta di Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Lazio e Marche, rappresentanti il 52% della popolazione nazionale, e (al 12 maggio) il 78% dei positivi, il 77% dei casi. Il gruppo di lavoro dell’Università Cattolica ha elaborato un sistema di indicatori utile per valutare l’effetto dei provvedimenti emergenziali, nazionali e regionali. «La finalità è – afferma il report – comprendere meglio le implicazioni delle diverse strategie adottate dalle Regioni per fronteggiare la diffusione del virus e le conseguenze del Covid19 in contesti diversi per trarne indicazioni per il futuro prossimo e per acquisire insegnamenti derivanti da questa drammatica esperienza».

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)