No austerità, sfida alla UE

Le recenti mobilitazioni in Francia richiedono ormai risposte su scala globale

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Le mobilitazioni dei cosiddetti gilet gialli stanno oltrepassando i confini francesi e, soprattutto, le rivendicazioni iniziali. In Francia la posta in gioco ormai non è più solo quella del costo della benzina, ma investe il rapporto tra politiche di austerità ormai decennali e impoverimento di ampie aree della popolazione. Dunque, è una questione molto più grande e generale di quella percepita all’inizio, senza capire che, in realtà, già la rivendicazione iniziale “non saremo noi a pagare la transizione energetica” era molto profonda. Parlava della necessità di spostare i costi della crisi verso l’alto, verso la finanza, verso le grandi imprese e non farli ricadere su chi, da anni, sta pagando le politiche europee e statali fondate su pareggio di bilancio, tagli allo Stato sociale, contrazione dei salari e speculazione immobiliare (ricordiamo quanto costa vivere a Parigi, Roma o Londra per chi non è millionario!).

Nuove mobilitazioni in Francia contro le ingiustizie sociali

Dunque, rivendicazioni classiche – giustizia sociale, protezione sociale, riduzione delle disuguaglianza sociali – si stanno muovendo e agitando in un assetto istituzionale ed economico nuovo, un assetto troppo sfacciatamente fondato sulla logica di Robin Hood al contrario. E si tratta di rivendicazioni che vanno oltre, come accennavo, il territorio e o specifico francese. Mobilitazioni analoghe si sono tenute negli ultimi giorni in Belgio e Olanda, così come, con rivendicazioni simili, a Bassora e Baghdad, oltre allo sciopero femminista in Argentina con manifestazioni importanti.
Il movimento in corso va oltre i canali istituzionali classici, le forme consuete di espressione e composizione. Non è bastato, ad esempio, al presidente Macron ritirare i provvedimenti legislativi annunciati per far ritirare il movimento. Anzi. Le mobilitazioni in Francia sono cresciute. E questo è accaduto nonostante il dispositivo repressivo che si è esteso negli ultimi giorni. Lo Stato francese ha mostrato quanto sempre più lo Stato si sia ridotto ad un mero contenitore di controllo e polizia, incapace di affrontare le rivendicazioni sociali di uguaglianza in un contesto istituzionale ed economico globale che ne ha mutato logica e, quindi, capacità e possibilità di azione. I movimenti in corso evidenziano la necessità di risposte a scala continentale e globale, come quelle che riguardano il cambiamento climatico e la dittatura della finanza. È per questo che si apre anche una nuova fase per chi non si è fatto chiudere nelle illusioni neo-nazionaliste: una fase che sfidi l’Unione Europea dal suo interno, mettendo fine alle politiche di austerità e contro Stato sociale e lavoro, per costruire politiche europee, e non solo nazionali, di giustizia sociale e ambientale.