Che anno sarà il 2019 sotto il profilo dell’economia e della finanza?
Sarà molto simile al Dialogo di Leopardi di un venditore di almanacchi e di un passeggero.
Le attese sono per qualcosa che non si conosce, nella speranza di un futuro diverso e migliore dell’oggi. La politica economica del governo giallo verde genera queste aspettative in molti strati della popolazione. Anzi, è stata la spinta emotiva di mutamenti epocali a far vincere le elezioni a Di Maio e Salvini. Da qui la trattativa esasperata con Bruxelles durata diversi mesi che si è snodata su due piani.

Di Maio e Salvini nel giorno del giuramento del governo penta-leghista

Il primo di compatibilità dei saldi di bilancio con le regole europee, su cui vigila la Commissione. Qui ha giocato molto la politica dei Paesi forti e il loro impegno di non cedere sul rigore per paura che alle prossime elezioni europee di maggio altre forze, movimenti potessero invocare il precedente dell’Italia per avanzare pretese in sede europea. Sul piano sostanziale, bisogna ammettere che si è perso tempo. Molto rumore per nulla!
Il secondo sui contenuti, fortemente redistributivi, di ovvia competenza del Governo italiano.
Questa premessa è importante per capire cosa accadrà.
Superato l’esame europeo, pur importante, sono rilevanti le singole misure che hanno impatto sull’economia e sulla finanza del nostro Paese. L’Italia non fallirà. È tecnicamente impossibile considerata l’elevata ricchezza finanziaria delle famiglie, doppia rispetto al debito pubblico. Ma non crescerà in modo significativo, anzi tutte le previsioni sono orientate al ristagno dell’economia perché le risorse della manovra di bilancio sono destinate in prevalenza ai consumi (reddito di cittadinanza, pensioni, forme assistenziali per accontentare il famelico elettorato leghista e dei 5 stelle) e per pochissimo agli investimenti, il vero motore dello sviluppo economico.
Certo le regole dell’economia non sono oggettive né ferree. Nel caso delle vicende italiane che si commentano, però, si sono dimenticate le regole contabili di un paese. Queste sì sono obiettive e stringenti. Ahimè. Cioè non si sono volute affrontare le questioni strutturali che pesano come macigni sul nostro destino economico, da 20/30 anni.
Qualche esempio da ricordare partendo dall’evasione fiscale e contributiva. Dai dati di fonte governativa (allegati al DEF- Documento di Economia e Finanza di ottobre 2018) l’evasione è enorme, pari a 130 miliardi l’anno con un picco nell’IVA, che viene evasa per ben 1/3. Pensare di risanare il debito senza il recupero dell’evasione è semplicemente irrealizzabile. Sull’argomento è calato un silenzio imbarazzante in un Paese moderno.
Dal debito pubblico alle banche il passo è breve per il semplice motivo che in caso di fallimento di una banca spesso e volentieri interviene lo Stato, cioè noi contribuenti. La crisi delle banche non è finita e ce lo ricordano le vicende di questi giorni. Carige ha ben 55.000 azionisti e quasi 5.000 dipendenti ed è una banca sistemica a livello di Unione Bancaria europea. Purtroppo, non è l’unica ad essere in crisi. Se ne parla poco, molto poco. Quando l’unica domanda sensata da rivolgere alle Autorità di controllo è se i nostri soldi sono al realmente al sicuro. Le vicende dello scorso anno ci dicono, invece, che non vi è certezza sul punto se abbiamo comprato azioni ed obbligazioni delle banche.
Infine, la disoccupazione giovanile che è insostenibile. Al Sud abbiamo tassi di disoccupazione tra i più alti al mondo e vi sono pochissime idee su cosa fare.
Nei provvedimenti economici e finanziari che abbiamo sperimentato finora non c’è reale cambiamento e l’anno prossimo inizierà come quello che si sta appena concludendo. Almanacchi, Almanacchi nuovi; lunari nuovi.