Non temiamo le meduse

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Le meduse non pungono nonostante i sintomi generati dal contatto con la nostra pelle abbiano i caratteri di una vera e propria aggressione. Questi animali planctonici non hanno un vero pungiglione e non attaccano, sono organismi acquatici galleggianti che si spostano in acqua grazie al movimento ondoso delle correnti, per questo non sono in grado di controllarle autonomamente il proprio spostamento: siamo noi che gli andiamo incontro!
I tentacoli delle meduse contengono le cnidocisti, piccoli organi urticanti che contengono il veleno per difendersi dai predatori e per paralizzare una potenziale preda. Gli cnidociti che liberano le cnidocisti si appoggiano alla nostra pelle e rilasciano il loro veleno che può essere più o meno urticante. Immediatamente avvertiamo un forte dolore, la pelle si arrossa e sopraggiunge un bruciore intenso. Cosa fare in questo casi? La prima cosa da fare è lavarsi con acqua di mare e non con acqua dolce perché questa favorirebbe la penetrazione del veleno delle cnidocisti. Tra i tanti rimedi adottati nella tradizione fai da te degli uomini di mare ci sono quelli di applicare sulla parte una pietra (o acqua) calda; strofinare con sabbia calda; lavare con ammoniaca (o urina); aceto o alcool, ma questi interventi non solo sono inutili, ma possono anche peggiorare la situazione. Il calore di una pietra o della sabbia non servono perché per annullare le tossine bisognerebbe raggiungere 40-50 gradi. L’ urina e l’ammoniaca in essa contenuta non sono disattivanti della tossina delle meduse, ma potrebbero ulteriormente infiammare la parte colpita. La scorsa settimana ho avuto modo di vedere che un marinaio strofinava sulla pelle urticata dal contatto con una medusa il succo di un pomodoro maturo, devo convenire che la persona riferiva sollievo dopo circa 10 minuti dall’applicazione. Da studi scientifici emerge che per avere un’immediata azione è utile applicare un gel astringente al cloruro d’alluminio che si può far preparare dal farmacista indicando una concentrazione ideale al 5%, che sarebbe consigliabile portare appresso come rimedio d’emergenza soprattutto per chi ama tuffarsi nelle acque cristalline delle calette meno frequentate. Creme al cortisone o contenenti antistaminico, invece, si sono dimostrate poco utili perché entrano in azione solo dopo 30 minuti dall’applicazione e cioè quando il massimo della reazione cutanea è esaurita naturalmente.