Non una di meno

Dobbiamo opporci al clima preoccupante che si respira nel nostro paese e che ci ricorda i tempi passati di un regime che emarginava le donne discriminate nel lavoro e nelle famiglie, private del voto e lodate ipocritamente come “angeli del focolare”

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Mai come in questo momento della nostra storia occorre imprimere una svolta necessaria alle lotte delle donne contro ogni forma di discriminazione sociale, culturale, politica e, ancor più, contro ogni abietta forma di violenza di genere e contro il preoccupante numero di femminicidi fuori e dentro l’ambito familiare. Ormai già da tempo il movimento femminista italiano, oltre che internazionale, ha impresso una significativa e importante svolta alla sua analisi e alla sua azione.

C’è un intollerabile clima di sopraffazione e di violenza contro le donne contro il quale occorre condurre un’opposizione ferma e decisa

Mi riferisco ad esempio al movimento “Non una di meno” che si ispira al NiUnaMenos nato in Argentina nel 2015 e che mobilitò milioni di donne in lotta per la legalizzazione dell’aborto. Anche in Italia il movimento nasce da una convergenza di diverse realtà femminili e di diverse esperienze di lotta, capaci di conciliare storie e biografie diverse per età e per provenienza politica, sindacale e culturale. Come ha giustamente osservato Lea Melandri, simbolo e capofila di tante esperienze di lotta femminista, si sta delineando un gruppo sempre più numeroso formato da giovani donne, “ragazze insperate, giunte all’improvviso” e che tornano per assumere “l’impegno, più concrete di quanto fossimo negli anni ‘70”. Il salto di qualità di quest’anno, ma anche dell’anno passato, rispetto alle storiche celebrazioni dell’8 marzo – spesso diventate rituali e retoriche – è stata la proclamazione di uno sciopero generale femminista per reclamare diritti con manifestazioni in tante piazze italiane e in tanti altri Paesi (circa 60). Ecco il comunicato che ha convocato lo sciopero: “Femminicidi. Stupri. Insulti e molestie per strada e sui posti di lavoro. Violenza domestica. Discriminazione e violenza sulle donne disabili. Il permesso di soggiorno condizionato al matrimonio. Infiniti ostacoli per accedere all’aborto. Pratiche mediche e psichiatriche violente sui nostri corpi e sulle nostre vite. Precarietà che diventa doppio carico di lavoro e salari dimezzati. Un welfare ormai inesistente che si scarica sul lavoro di cura gratuito e sfruttato nell’impoverimento generale. Violenza omofoba e transfobica. Contro questa violenza strutturale, che nega la nostra libertà, noi scioperiamo”. Ma c’è qualcosa che inquieta ancor di più e che rende importante la costruzione di un grande fronte di lotta comune e generale di donne e di uomini. Mi riferisco al vergognoso volantino della Lega di Crotone distribuito l’8 di marzo che parla di ignominiosa pratica dell’affitto dell’utero, di imposizione di una neo-lingua che abolisce i termini papà e mamma, di critica alla scelta delle quote rosa e di chi contrasta il ruolo naturale della donna volto alla promozione e al sostegno della vita e della famiglia, di strumentalizzazione della donna, come dei migranti e dei gay, solo per finalità ideologiche. È questo il clima preoccupante che si respira nel nostro paese e che ci ricorda i tempi passati di un regime che emarginava le donne discriminate nel lavoro e nelle famiglie, private del voto e lodate ipocritamente come “angeli del focolare”. Perciò abbiamo bisogno di un movimento di opposizione che veda tra i protagonisti le coraggiose donne di “Non Una di Meno”.