Notari “riscatta” Gioffredo

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Lo scrittore salernitano Domenico Notari, con il suo nuovo romanzo “9, la rabbia del rivale” (Castelvecchi), presentato pochi giorni fa presso la Fondazione Menna, sta ottenendo un rilevante successo di critica e di vendite. Gli abbiamo chiesto di raccontare la genesi della sua opera.

Domenico Notari

Tempo fa, in occasione del “Maggio dei Monumenti”, la Fondazione Premio Napoli mi commissionò un racconto che avesse per soggetto un palazzo partenopeo.
Alla domanda incalzante del presidente al telefono: “Allora, quale scegli?”. Su due piedi, rispolverando i miei ricordi di studente di architettura, scelsi Palazzo di Casacalenda, in Piazza San Domenico Maggiore, legato all’odio e alla rivalità fra i due architetti settecenteschi che lo costruirono: Mario Gioffredo e Luigi Vanvitelli. L’odio è sempre un ingrediente allettante per un narratore, pensai…
In seguito, riprendendo in mano dei vecchi appunti di storia, scoprii che la rivalità fra Gioffredo e Vanvitelli si estendeva a molte altre opere, tra le quali – e qui saltai sulla sedia – la Reggia di Caserta.
Dopo un’approfondita documentazione, mi ritrovai tra le mani le prove decisive: l’autore morale della Versailles napoletana era Mario Gioffredo, scalzato da un rivale plagiario e senza scrupoli.
Naturalmente, nel raccontare tutto ciò, scelsi il punto di vista del perdente, deciso a vendicarlo “storicamente”.
Per compiere questo atto di giustizia postuma, incaricai un altro mio personaggio, Silvestro Donnarumma, assistente universitario alla Facoltà di Napoli in anni più recenti – gli anni di piombo -, e vittima, come Gioffredo, dei soprusi di un rivale.
Donnarumma ricorse a una vendetta soccorrevole e pietosa.
Introducendo il vendicatore, scrissi:

“Era immerso nella stesura di un saggio sull’architetto Mario Gioffredo che avrebbe presentato al prossimo concorso per assistente ordinario alla Facoltà di Architettura.
Asciutto, di statura media, se non bassa, Donnarumma sedeva malinconico a un tavolo della biblioteca di via Monteoliveto, a pochi passi dalla casa dove aveva abitato Gioffredo. E questo lo emozionava. Ma, a uno sguardo attento, appariva soprattutto arraggiàto, arraggiàto col mondo intero e con l’Università degli Studi di Napoli. […]
«Questo non è un saggio, è un romanzo!» gli aveva urlato il suo professore, Guido Scarpati, ordinario di Storia dell’Architettura, quando aveva letto le prime pagine.
Donnarumma lo aveva guardato, lo sguardo inerte e lontano, e non aveva cambiato una virgola.
Vendicare Gioffredo, era questa la sua ossessione. Gli venivano in mente le parole di Elio Vittorini: «Gli uomini restano inappagati e invendicati, se qualcuno non li trasforma in memoria». Forse erano state la scintilla della sua ricerca, caparbia quanto donchisciottesca.”

La vendetta si trasformò, così, tra le mani del mio personaggio, in una forma di ossessione affettiva.
Il racconto, intitolato Il vendicatore, fu letto pubblicamente in piazza San Domenico Maggiore, di fronte a palazzo Casacalenda, opera di Gioffredo e non di Vanvitelli, in un giorno di fine maggio. Il riscontro fu tanto positivo, che pensai fosse un vero peccato costringere quella storia, bella e sconosciuta, nella prigione di poche pagine. Valeva la pena lavorarci ancora…
Ne è scaturita, così, una vendetta lunga quanto un romanzo: 9, la rabbia del rivale.

Domenico Notari

Il libro
Napoli, 1976. In un clima claustrofobico in cui si sovrappongono violenza e ideologia politica estremista, il giovane Silvestro Donnarumma decide di partecipare al concorso per assistente ordinario presso la Facoltà di Architettura. Da cane sciolto qual è, intraprende una ricerca sull’architetto settecentesco Mario Gioffredo, prima famoso e poi dimenticato in seguito alla misteriosa scomparsa dei suoi disegni. Tra questi, quello della reggia di Caserta, attribuita ingiustamente al suo nemico, Luigi Vanvitelli. La ricerca diventa un vero e proprio romanzo che suscita le ire del professor Scarpati, il quale estromette il giovane. Questi decide di vendicarsi, elaborando un piano astuto che coinvolge il fantasma di E. A. Mario e un sedicente gruppo eversivo. Vent’anni dopo, Donnarumma svelerà il mistero dei disegni scomparsi.

L’autore
Domenico Notari, architetto e scrittore, vive e lavora a Salerno. Scoperto da Goffredo Fofi, è stato inserito nella sua antologia Luna nuova. Scrittori dal Sud (Argo, 1997). Suoi racconti sono apparsi sulle principali riviste italiane, statunitensi ed elvetiche: “Nuovi Argomenti”, “Linea d’ombra”, “Achab”, “Webster Review”, “TriQuarterly”, “Viola”, e sono stati trasmessi dalla Radio Svizzera. È autore del documentario a puntate per Radio RAI, Salerno, un archivio della memoria e dei romanzi: L’isola di terracotta (Avagliano, 1999, II edizione 2000) e 9, la rabbia del rivale (Castelvecchi, 2018). Ha insegnato scrittura creativa all’Università di Salerno. Ha fondato e dirige dal ’98 il laboratorio di scrittura narrativa “L’Officina del Racconto”.