“Novembre”, il rock e le assenze dei Present Tense

La primavera tardiva fa da palcoscenico al nuovo singolo della band di Castellabate. In "Dopo il diluvio" sono evidenti connotati musicali e contenutistici ben delineati in un passato rock di un certo peso

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Una primavera tardiva e un Maggio dai contorni invernali sono il palcoscenico perfetto per ”Novembre”, singolo di apertura del nuovo album dei Present Tense: “Dopo il diluvio”.
Se il nome dell’album – distribuito dall’etichetta musicale Diavoletto Netlabel – ben rappresenta l’anomalia climatica di queste settimane, il lavoro di questa giovane band di Castellabate ha dei connotati musicali e contenutistici ben delineati in un passato rock di un certo peso.
Il nome della band non lascia dubbi su una delle influenze che più forti: i Radiohead. Per poi, passare ad un altro gruppo pioneristico del rock alternative come i Sonic Youth, fino ad affondare al rock italiano anni 90’, quello degli Afterhours. Le influenze di queste band emergono di brano in brano.
Le musiche nei Present Tense diventano parte integrante dei loro testi: ne amplificano e arricchiscono, verso dopo verso, immagini e sensazioni che l’ascoltatore riceve. Laconiche e dolci solitudini; mai come monologhi, bensì come dialoghi in cui ci si confronta con una sola e costante condizione: l’assenza. Che assurge ossimoricamente a figura di presenza e ne diventa protagonista.
Andrea Durazzo (voce e chitarra), Luigi Meola (chitarra), Nathalie Catauro (basso) e Domenico Mega (batteria) compongono il gruppo; e assieme rispondono alle nostre domande.
Ascoltando le varie tracce nell’album è evidente un vostro distacco dall’odierna scena contemporanea: siete vicini a stili che hanno fatto storia e influenzato le culture musicali di ogni genere e sottogenere orbitante nel pianeta rock. Cosa vi ha portato ad abbracciare in toto il passato musicale e a distanziarvi dalle evoluzioni musicale dei nostri giorni?
Le influenze presenti in questo disco sono tutte state recepite in modo passivo ed il conseguente stile musicale che ne scaturisce non è stato scelto a tavolino ma è frutto di idee a cui abbiamo lavorato, soprattutto in studio. L’influenza è di gruppi come gli Afterhours, i Sonic Youth ma anche dal post rock come ad esempio i Giardini di Mirò, i Mogwai o i Massimo Volume: ascolti che ci accompagnano da tempo. Tuttavia, convivono nel nostro presente anche altri generi musicali, dai quali ci facciamo contaminare di giorno in giorno. Per questo ci teniamo a dire di non essere completamente distanti dall’evoluzioni musicali del momento, in quanto siamo molto curiosi e ascoltiamo di tutto: spesso anche qualcosa di distante dal nostro mondo.
L’assenza si insinua e prende forma in ogni sua diversità nelle vostre canzoni: ora racchiusa nel distacco con la persona amata, ora concentrata nel presente e nel futuro più prossimo; assenza di stabilità, assenza di prospettiva o ancora assenza di certezze. È un bisogno di denuncia di un disagio generazionale?
Certamente vi è un bisogno di esternare ciò che abbiamo dentro e questo disco ne è la prova. È uscito fuori qualcosa di fortemente autobiografico e legato al microcosmo in cui viviamo. Che poi il nostro sentire sia parte di un disagio generazionale diffuso è, in qualche modo, un bene per noi e per chi ci ascolta: molte persone, attraverso la nostra musica, possono sentirsi capite, e noi in questa condivisione possiamo di sicuro liberarci un po’ dalle paure e dalle assenze.
Volgendo lo sguardo al futuro: quali contaminazioni musicali e quali tematiche sociali vi piacerebbe introdurre nei vostri prossimi progetti?
Per quanto riguarda lo stile compositivo, ci stiamo dedicando all’ascolto di cose nuove: sicuramente il prossimo lavoro, dal punto di vista musicale, non sarà uguale a questo poiché ci interessa molto sperimentare e superare i canoni di genere. La parte autorale di certo si allontanerà dalla introspezione che ha accompagnato questo album, per lasciare spazio a una descrizione, un racconto, su ciò che ci circonda. Stando attenti a non abbandonare comunque una vena autobiografica che, a nostro avviso, rende più vera qualsiasi storia narrata.