‘O Sistema PD a Salerno

Alle recenti elezioni presso i circoli, il caso della signora Anna Apicella segnala una deriva illegale del partito e una gestione amorale dei vertici

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Il Partito Democratico, nato poco più di undici anni fa per ripensare la democrazia e rappresentare il valore aggiunto della politica, in alcune aree assume sempre di più i metodi e le connotazioni di una onorata società. E c’è davvero poco di metaforico in quest’espressione: ci riferiamo alle pratiche consolidate di gruppi che, come i malviventi napoletani della seconda metà dell’Ottocento, difendono un privatissimo concetto dell’onore, basato sul codice mafioso del silenzio e della violazione sistematica delle regole (inutilmente scritte).

Salerno, domenica 20 gennaio. Interno notte. Sono le 18,33 quando la signora Anna Apicella, consorte dell’ex senatore ed europarlamentare Alfonso Andria, si reca a votare nel Circolo Angelo Vassallo di via G. B. Amendola 41 per l’elezione del segretario nazionale e del segretario regionale del partito. Nel tabulato recante il suo nome con le relative generalità scopre con sconcerto la sua firma, segno di un voto già espresso e certificato. Ad altri nominativi, invece, risultava reiteratamente affiancata una identica sigla. Naturalmente la signora Apicella fa notare di non aver esercitato l’ufficio del voto. Il coordinatore del circolo, a quel punto, abbozza una riga di rettifica, che fa controfirmare, e l’atto della partecipazione di un’iscritta alla vita del partito finalmente si compie.

Un’ora dopo. Stesso interno. Comunicazione dei risultati. Schede scrutinate 269, numero dei votanti 208, poi rettificato in 216. Conclusioni ovvie: il numero delle schede eccede quello dei votanti. Ma non è tutto: sulla stessa facciata del tabulato con i nomi dei votanti, di fianco ai singoli nominativi (lato destro) compare la stessa sigla (RC), che non corrisponde alle iniziali degli aventi diritto al voto e che appare apposta con la stessa, identica grafia.

Questi i fatti, che non meritano alcuna chiosa riassumendo in sé il più severo e disgustato commento. Non sappiamo se la signora Apicella abbia inoltrato ricorso alle Commissioni provinciale regionale e nazionale, se cioè ancora riponga fiducia nella democrazia interna del partito, dopo analoghi episodi verificatisi nelle passate tornate di primarie e parlamentarie salernitane, pagine buie per la libertà e la partecipazione degli iscritti. Proprio al consorte, Alfonso Andria, il 29 dicembre del 2012, questi metodi costarono la candidatura al Parlamento: ricorderete dei 1.000 elettori sospetti di Agropoli, con lo scaglione di 400 che “votò” a ora di pranzo, tra le 13,30 e le 14, e altre amenità del genere. I ricorsi del senatore non furono per nulla valutati né inoltrati a Napoli e a Roma. Il nome da candidare doveva essere un altro, e un altro fu.
Dicevamo della deriva del PD. Undici anni fa si tentò di dar vita a un “partito grande”, sostenuto cioè da una visione generale e laica della politica e, soprattutto, in grado di rappresentare meglio gli interessi generali, rilegittimando le istituzioni attraverso una selezione oculata della classe dirigente, previa un’autoriforma della politica. Il quadro attuale indica un’altra storia che si va compiendo giorno per giorno, sempre più finalizzata alla privatizzazione e conservazione del potere, attraverso la pratica becera del qualunquismo e della parodia politica, per le quali la partecipazione democratica finisce per costituire un vergognoso mascheramento.
Così i tanti cittadini animati da un sano spirito di militanza sono costretti nel margine di un sistema controllato da logori scherani, che militarmente difendono un potere oppressivo, sostenuto con pratiche illiberali e malavitose. Come uscirne? La regola d’oro sarebbe quella di fare il partito dei riformisti, dar vita a una formazione autentica al cui interno rianimare ogni meccanismo democratico e, quindi, di controllo. Cosa impossibile attualmente a Salerno. Ragion per cui si potrebbe scegliere una seconda strada, poco ideologica e molto di metodo: commissionare nell’immediato futuro a una società esterna, certificata e scelta attraverso un sondaggio online con i cittadini liberal-riformisti, le operazioni di voto, magari coinvolgendo, in sede di afflusso ai seggi e di spoglio, i membri di associazioni per la legalità e contro le mafie. Potrebbe apparire una resa, ma sarebbe il primo, grande segnale di svolta: prendere atto della comprovata amoralità dei vertici e navigare verso nuovi assetti, prescindendo da essi. Forse la provocazione segnala soltanto un desiderio utopico, la ricerca di un’ideale etico-politico non destinato a realizzarsi. Continuando così, però, il partito nuovo che doveva agire oltre i compromessi, per un salto di qualità culturale e politica, rimarrà non solo una promessa inevasa della storia ma anche il simbolo una irreparabile tragedia della libertà.