Occhio ai pericoli del panico da virus

Niente più come prima. La dottoressa Celia spiega come gestire la paura: «E' l'emozione che salva l'uomo»

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«Non riesco a immaginare che, finito tutto questo, si torni dove eravamo». Giovanna Celia, psicologa e psicoterapeuta salernitana, presidente della Società Italiana di Psicoterapia Integrata e Strategica (SIPIS), spiega quello che accade a livello psicologico in questo periodo.
Come reagisce la mente alla quarantena forzata?
Tutto ciò che è forzato provoca almeno due effetti possibili: obbedienza o ribellione. Di fronte a un divieto rigoroso, le persone lo osservano o, con differenti gradi di contro-dipendenza, cercano escamotage per eluderlo fino a violarlo. Ed è più o meno ciò che sta succedendo: per fortuna tanti osservano l’isolamento ma ci sono anche persone che ne inventano una più del diavolo per uscire. Per massimizzare l’adesione al rispetto della regola, credo sia meglio non chiamarla “reclusione” perché questa parola tira fuori, per istinto, un forte senso di evasione. È importante sottolineare che questo sforzo porta un vantaggio successivo di salute e veloce recupero della propria vita sociale e professionale e affettiva.
Ci sono dei rischi per chi ha sempre avuto una vita particolarmente attiva?
Ci si può trovare di fronte al proprio vuoto all’improvviso: è indubbiamente un po’ pericoloso. Le persone in pochi giorni hanno visto radicalmente la propria vita stravolta. È necessario un tempo di adattamento e di riorganizzazione della quotidianità. Gli esseri umani stanno cercando nuovi modi per riorganizzare la propria vita nella propria casa. Ma penso anche a tutti quelli che non hanno una casa o hanno abitazioni molto inospitali: a loro andrebbe un aiuto particolare da tutta la comunità. L’ordine nazionale degli psicologi ma anche tutte le associazioni di psicologia, compresa la SIPIS di cui sono presidente, si stanno attivando per offrire servizi on line gratuiti di ascolto e aiuto psicologico.
Come si gestisce il panico?
Gli effetti che il panico generale può scatenare non sono meno pericolosi del virus. In questo momento, inoltre, le persone non possono nemmeno facilmente andare in un pronto soccorso o rivolgersi ad un medico per scongiurare che quello che stanno sperimentando non è un possibile infarto, una delle paure spesso associata agli attacchi di panico, ma un violento stato di ansia.
E la paura?
La paura in parte serve: è una delle emozioni fondamentali e ha consentito alla specie umana di sopravvivere. Avere sanamente paura di qualcosa ci spinge istintivamente ad adottare comportamenti protettivi e ci salva. Il panico sottrae lucidità agli esseri umani li rende meno capaci di seguire le indicazioni più adeguate, li spinge a fare scelte irrazionali.
Ha dei consigli?
La paura si può gestire in moltissimi modi e ognuno dovrebbe trovare il proprio: si può gestire con la conoscenza quindi cercando materiali scientifici accreditati che ampliano il nostro sapere sulla tematica; oppure si può gestire fidandosi di qualcosa o di qualcuno a cui deleghiamo la nostra protezione; o distraendoci e dedicandoci a cose che ci rilassano come suonare, o scrivere, o cucinare, o allenarci in casa: insomma attività che hanno lo scopo di allontanarci da un pensiero pauroso e da un senso di impotenza e ci restituiscono calma e senso di autoefficacia.
Lo smartworking aiuta?
Lavorare da casa a volte può produrre superlavoro e difficoltà a darsi un limite che spesso un luogo fisico come lo studio o l’ufficio ti impongono. Il tempo diventa più liquido e meno scandito, in più tanti usano immergersi nel lavoro per anestetizzarsi da qualcosa da cui fuggono e in questo caso direi che il momento è propizio.
I concerti sui balconi, i flashmob, gli striscioni: sono più un modo per esorcizzare la paura o un tentativo di socializzazione?
Credo entrambe le cose: cantare a squarciagola ci libera un po’ dell’ansia accumulata e ci mette in connessione con i vicini o con il quartiere cosa che forse senza una buona “scusa” non tutti sarebbero più in grado di fare da soli.
Quanto saremo cambiati dopo questa esperienza?
Stiamo vivendo un momento importante, che segna una svolta nella storia. È qualcosa che cambierà la coscienza di ognuno, che produrrà delle modifiche della nostra personalità, del senso della vita. Sarebbe ingenuo pensare che fermare il mondo non cambi il mondo. Come questo ci cambierà non è ancora dato saperlo, Aldous Huxley diceva: «L’esperienza non è ciò che accade a un uomo; è ciò che fa un uomo con ciò che gli accade». Tutte le grandi crisi portano nuove opportunità di equilibrio e mi pare che il mondo avesse proprio bisogno di cambiare, di rivedere i propri valori, i propri legami, di ristabilire le proprie priorità. Mi piace citare Virginia Satir che sosteneva che abbiamo bisogno di quattro abbracci al giorno per sopravvivere, di otto per sostenerci e di dodici per crescere”. Ecco direi che, finita la quarantena, possiamo partire da qui.

(Tratto dal Quotidiano del Sud-L’ALTRAVOCE della tua Città)