Cresce l’occupazione nel Mezzogiorno, ma a ritmi molto più lenti rispetto alle altre aree del Paese e, soprattutto, resta a livelli inferiori a quelli precedenti la crisi. Questa la fotografia del Sud che emerge dall’ultimo rapporto dell’Istat dedicato al mercato del lavoro. I dati mostrano come nel corso del 2018 l’occupazione sia aumentata in tutte le regioni meridionali, ad eccezione di Campania e Basilicata, dove si è invece registrata una contrazione rispettivamente dello 0,4 e dello 0,1. Migliori risultati in Sardegna e Molise, rispettivamente con un +2,3 e +1,7, seguiti da Calabria, Abruzzo e Puglia con +1,3, +1,2 e +1. Rispetto ai numeri precedenti la crisi va rilevato come solo la Sardegna abbia superato i livelli del tasso di occupazione del 2008, mentre rispetto al 2017 la riduzione della disoccupazione riguarda pressoché tutte le regioni meridionali.

Resta tuttavia drammatico il confronto con le altre aree del Paese: nel 2018 il tasso di disoccupazione è stato del 18,4%, ovvero il triplo rispetto al Settentrione (6,6%) ed il doppio di quello che si registra al Centro (9,4%). Nelle regioni centro-settentrionali, inoltre, sono già stati raggiunti i livelli occupazionali pre-crisi, a differenza di quanto accaduto al Sud. Il tasso di occupazione nel Mezzogiorno è del 44,5% nel 2018, un punto e mezzo in meno rispetto a dieci anni prima, nonostante i progressi dell’ultimo anno, simili a quelli del resto del Paese. Al Nord il tasso di occupazione è al 67,3% e al Centro al 63,2%.