Delitto D’Onofrio: fu omicidio premeditato

Svolta nelle indagini sull'uccisione del 36enne, morto per diversi colpi di pistola a Pastena nel 2017: notificata un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Eugenio Siniscalchi. Il movente dell'omicidio sarebbe un debito per questioni di droga

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Quello di Ciro D’Onofrio fu un omicidio premeditato. Il movente sarebbe un debito per questioni di droga.
Svolta nelle indagini sull’omicidio del 36enne, ammazzato con tre colpi di pistola il 31 luglio 2017 nel quartiere Pastena a Salerno. Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata notificata oggi a Eugenio Siniscalchi, 28enne, gravemente indiziato dell’omicidio. All’indagato viene contestato l’omicidio di D’Onofrio, in concorso con altro, con l’aggravante della premeditazione e il delitto di detenzione e porto illegale di una pistola calibro 9 usata nell’occasione contro D’Onofrio.
Il provvedimento è stato notificato nel carcere di Fuorni: Siniscalchi era già in carcere per traffico di sostanze stupefacenti.
Le indagini sono state condotte dalla Squadra Mobile, sezione Criminalità organizzata, della Polizia di Stato di Salerno, coadiuvati dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Salerno.
La vittima conosceva Eugenio Siniscalchi, come emerge dai tabulati telefonici.
“Si conoscevano – ha detto il procuratore Luca Masini – in relazione all’attività di spaccio di sostanze stupefacenti. Il movente, verosimilmente, riguarda un debito per pregresse forniture di sostanze stupefacenti, ma possono esserci anche altri moventi. Basti ricordare che poco tempo prima dell’agguato, il 30 maggio dello stesso anno Ciro D’Onofrio subisce un attentato alla sua abitazione. Lui, preoccupato, dopo poco cambia abitazione. Questo è lo scenario entro il quale si può inserire uno screzio personale per una condotta tenuta dalla vittima nei confronti di una lontana parente dello stesso Siniscalchi”.