De Luca vuole riaprire: «18 maggio se la curva non sale»

Il governatore esalta la sua Sanità, rissa con Salvini

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Nello show del venerdì sui social, ora De Luca promette di riaprire tutto tra 10 giorni, se la curva dei contagi non risale. Poi, per la sanità campana, nega il paradigma di eterna sciagura. Ribaltando l’accusa verso il nord, nuovo nemico tattico. «Se non ci sono fiammate entro il 18 maggio riapriremo tutto – annuncia-. È evidente che se torneranno i contagi, il ministero della Salute dovrà prendere delle decisioni e noi con il ministero della Salute». Un colpo al cerchio, uno alla botte. Il governatore fa melina, scrutando il decorso dell’epidemia. La crisi morde, e sullo sfondo ci sono le regionali. Con De Luca e il “partito dei governatori” in pressing per votare a luglio, e non in autunno, come vuole il decreto del governo. «Nessuno pensa di riaprire con zero contagi – spiega – dobbiamo convivere per un periodo abbastanza lungo con il contagio». C’è la pressione di un ritorno alla normalità. Un traguardo da agguantare presto, ma per gradi. In modo da capitalizzare la nuova dote di consensi, legata all’immaginario da castigamatti, dispensatore seriale di quarantene. «Mi capita di ascoltare colleghi di altre regioni – dice – invocare l’apertura universale. Fanno demagogia. Chi vuole aprire, apra domani mattina, lo faccia e se ne assuma la responsabilità ma facciamola finita con il chiacchiericcio». Perché «chi dice apriamo domani, sta creando le condizioni per richiudere dopodomani». Ma presto cede alla tentazione di autoesaltarsi. «La Campania – proclama – è l’unica istituzione in Italia in grado di far arrivare i soldi dopo solo tre settimane sui conti correnti di imprese e famiglie». Quindi fiuta il bersaglio grosso: la Lombardia, con la quale la Campania è in rosso costante – 300 milioni alll’anno – a causa dei viaggi della speranza, le migrazioni dei pazienti verso il sistema sanitario lombardo. Il sogno è quello di una nemesi storica. Oggi la Campania è «un modello anche per la sanità». E parte l’invito ai «cittadini campani ad evitare di andare negli ospedali del Nord e a restare in Campania, dove abbiamo gli ospedali più sicuri d’Italia e la possibilità di dare un’assistenza che è la migliore d’Italia e, in alcuni casi, del mondo». Ma come bastonare i lombardi, senza pensare a Salvini? «Voglio dare una informazione ad un esponente politico milanese – sfotte – il quale è sempre disinformato per le questioni che riguardano il Sud. Ha detto che c’è una regione del Nord che è l’unica che ha fatto iniziative per i fitti. Ricordo a questo autorevole esponente del Nord e del sovranismo, non voglio fare i nomi, diciamo che è un esponente che in questo periodo va in giro per l’Italia per farsi guardare gli occhiali nuovi che ha comprato. Occhiali color pannolino di bimbo. La Regione Campania ha varato un programma per gli aiuti ai fitti e i contributi alloggiativi per quasi 70 milioni di euro». E Salvini non tarda a rispondere. «Uno che ha responsabilità di governo in Regione bella come la Campania – dichiara il capo leghista a Radio Radio – e che invece si occupa della montatura dei miei occhiali non meriterebbe risposte. Io ho fatto questi occhiali perché comincio a vedere male da vicino. De Luca è un poveretto, fossi in lui mi occuperei dei rifiuti in Campania e di altre cose che non vanno nella sua Regione». Una reazione arriva anche dal M5s. «Nell’illustrare le ragioni per cui i cittadini della Campania dovrebbero evitare di recarsi negli ospedali del Nord perché da noi, a suo avviso, l’assistenza sarebbe la migliore in Italia – dice il capogruppo regionale, Valeria Ciarambino -, De Luca ha omesso alcuni interessanti primati inanellati in questi ultimi cinque anni. A partire dai tempi ancora biblici delle liste d’attesa. Basti ricordare che per una mammografia si aspetta anche un intero anno, mentre per interventi urologici e oculistici l’attesa sale fino a tre anni, per non parlare della chirurgia oncologica. A scorrere i dati Agenas, si scopre che primi in Italia lo siamo anche per morti da ictus, mortalità tumorale, per mortalità materna e per morti evitabili. E laddove ci ritroviamo ultimi, in questo caso in Europa, lo siamo per aspettativa di vita».

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)