Ora il problema sono le famiglie

In Campania il 48% ha problemi a sostenere spese impreviste. Gli effetti di un mese di quarantena iniziano a farsi sentire

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Le famiglie italiane che non riescono a far fronte a spese impreviste (800 euro) sono il 36,4%. Questo valore sale al 42% tra le famiglie con un solo componente, quindi, soprattutto anziani soli, e tra quelle con 5 o più componenti, dunque con 3 o più figli. Questi dati li fornisce l’indagine dell’Istat sulle condizioni di vita pubblicata nel 2018, che per la Campania descriveva una situazione ulteriormente peggiore. Nella nostra regione, le famiglie con difficoltà a sostenere spese impreviste risultano quasi la metà del totale, il 48,7%.
È a questo dato che bisogna fare riferimento per capire cosa potrebbe accadere o sta già accadendo nella crisi in corso. Considerando che le misure anti-contagio sono in atto nell’intero territorio nazionale da circa tre settimane, la situazione che potrebbe maturare entro i prossimi dieci giorni è che approssimativamente un terzo delle famiglie italiane non sarà più in grado di rispondere da sola alle esigenze primarie. E questa condizione potrebbe riguardare, addirittura, la metà delle famiglie campane.
In provincia di Salerno, l’area di maggiore attenzione in questo senso è l’Agro Nocerino-Sarnese, quella che negli ultimi tre decenni ha fatto registrare livelli di povertà sempre più alti della media provinciale e tra i più elevati dell’intera regione. Si pensi che in quest’area le famiglie che percepiscono il reddito di cittadinanza istituito nel 2019 sono circa 7 mila. A queste vanno aggiunte, per capire le condizioni di avversità, tutte le famiglie con contratti precari, ma anche quelle che vivono di redditi da lavoro nero.
Ereditiamo una situazione difficile, dunque, sulla quale sta per abbattersi l’impatto delle necessarie misure di contenimento contro la diffusione del corona virus. Le misure governative di sostegno ancora non sono operative. E, allo stato attuale, potrebbero lasciare prive di aiuto soprattutto le famiglie che già vivono al limite, che si muovono attorno alla linea di povertà, e che potrebbero andare in grave affanno in pochissimi giorni.
Le informazioni raccolte tra alcuni volontari ed attivisti nell’Agro e nella città di Cava de’ Tirreni raccontano di un tessuto già provato, sebbene anche di reti di mutuo-aiuto che stanno resistendo. Ad esempio, Andrea, giovane attivista di Cava, racconta che «certo, qui dove abito ci sono problemi, ma si riesce a vivere, grazie, ad esempio, alle pensioni dei parenti. Qualche famiglia, facendo attenzione alle distanze da rispettare, pranza e cena insieme. Diciamo che c’è già l’abitudine ad arrangiarsi in questo senso. Almeno, fino ad ora è così». Erminia Maiorino, attivista residente a Nocera Inferiore, evidenzia soprattutto l’ansia diffusa per il futuro immediato: «Parlando quel poco che si può con le persone che incontro, sono tutti molti preoccupati, perché tra poco sarà un mese che le attività sono chiuse e le persone iniziano ad essere in difficoltà. Come testimonianza diretta, posso dire che conosco persone con piccole attività commerciali familiari che mi dicono di ritenersi fortunate perché i coniugi lavorano in un ente pubblico e, quindi, percepiranno lo stipendio, altrimenti non avrebbero idea di come pagare tutte le spese».
In questa situazione, da monitorare giorno per giorno, proprio perché la diga può rompersi in breve (ma per alcune famiglie è già in frantumi), sono molteplici i comuni, oltre che il volontariato e l’attivismo solidale, che stanno organizzando servizi e iniziative per il sostegno alle persone. Lo sta facendo il Comune capoluogo, così come un numero crescente di amministrazioni di diverse aree della provincia. Le attività prevalenti sono quelle della consegna della spesa a casa, attivata anche da molti supermercati, e dei farmaci, ma anche la cosiddetta spesa sociale, non solo con la consolidata consegna dei pacchi alimentari, che sta avvenendo spesso attraverso la protezione civile, ma anche, come ad esempio nel comune di Bellizzi, con l’iniziativa “Carrello sociale”, che prevede in ogni supermercato un carrello vuoto dove poter lasciare qualcosa per chi è in difficoltà. È lungo e sta crescendo l’elenco degli enti locali attivati in questa direzione. Le persone che si sentono nella situazione di chiedere un sostegno possono riferirsi ai Comuni in cui vivono, che, di solito, hanno attivato numeri di telefono dedicati. L’importante è che questi servizi di sostegno siano conosciuti da tutti, specialmente da chi può maggiormente trovarsi in una condizione di solitudine o isolamento sociale. Qui la sfida è grande, perché se è normalmente difficile arrivare a chi vive tale tipo di situazione, lo è ancora di più adesso. E per questo ogni persona è, in questo senso, responsabile degli altri, ad esempio di chi vive sul proprio pianerottolo o nella casa di fronte. È possibile, in sicurezza, accertarsi che almeno chi abita vicino a noi stia bene o se si trova in difficoltà. Ed è possibile fare avere se non un aiuto immediato, un numero di telefono a cui rivolgersi. Ovviamente, tutto ciò è necessario ma non sufficiente. È dal Governo, ma anche dall’Unione Europea, che devono arrivare le risposte più imponenti. Comprese misure, come ad esempio quelle relative alle utenze fondamentali (acqua, luce, gas, telefonia) che riconducano la proprietà privata a quanto prevede la Costituzione nel suo articolo 42, che ne subordina l’azione alla sua funzione sociale.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)