Ospedali Covid, il giallo varianti

Al Ruggi spesi ulteriori 541.000 euro, ma il blocco non è mai stato aperto. La ditta Med: «Modifiche a noi chieste dopo articoli e inchieste in tv». L’impresa costruttrice reclamava pagamenti dalla Regione per i lavori supplementari

0
346

Ospedali Covid, la Regione impigliata nel groviglio delle varianti. Un guazzabuglio di costi lievitati e accuse di inefficienza burocratica, formulate dalla vincitrice dell’appalto, la Manufacturing Engineering & Development. Lo scenario è di un contenzioso giudiziario, all’ombra degli ospedali prefabbricati, poco o per nulla utilizzati. Sui presunti sprechi, intanto, incombono le inchieste della procura di Napoli. Ma il nodo delle varianti è uno dei capitoli più controversi, non solo sotto l’aspetto legale. Serve, infatti, a leggere in controluce la storia. Una storia dove la promessa di efficienza, nel clima plumbeo della pandemia, è naufragata sotto un diluvio di contraddizioni.
L’iter procedurale. A svelare l’affaire sono gli atti della Med, non poco irritata con la Regione. Tutto per quanto doveva essere, all’inizio, il fiore all’occhiello della strategia anti Covid. L’azienda padovana si è affidata ai legali Massimo Scalfati e Andrea Ragone, per tutelare le proprie ragioni. L’otto giugno scorso, gli avvocati firmano un invito a definire le pendenze dovute alle varianti, disposte dalla committenza, ossia la Soresa. La centrale per gli acquisti della Regione, nella catena di comando, ha però un ruolo solo esecutivo. L’intera partita è gestita da Palazzo Santa Lucia, dall’unità di crisi per l’emergenza, come la Med si premura di sottolineare. L’operazione è sormontata da incessanti annunci, ad evocare ritmi di lavorazione “cinesi”, documentati da una campagna video. La consegna è prevista in 18 giorni per Caserta e Salerno, in 32 per Napoli. Tuttavia l’epica, ad un certo punto, fa i conti con la realtà. E la narrazione prende una piega diversa. Il 15 maggio Soresa – «inaspettatamente e inopinatamente» secondo la Med – avvia un procedimento di contestazione, lamentando la mancata consegna degli elaborati, ed invocando le penali. Un addebito respinto dal fornitore. Stando alla Med, era la ditta a sollecitare gli adempimenti previsti. «Ciò nonostante, alla luce dell’ultima missiva di So.re.sa del 30 maggio 2020 – affermano gli avvocati – traspare una situazione di stallo procedimentale frutto di un difetto di coordinamento dei soggetti coinvolti, in base al quale da un lato i Dd.ee.cc (direttori di esecuzione del contratto, ndr) non forniscono al Rup (responsabile unico del procedimento, ndr) le dovute relazioni sulle modifiche richieste e apportate, finendo per disconoscere, nei fatti, le forniture supplementari e dall’altro il Rup, vani i solleciti ai Dd.ee.cc, non può far altro che autorizzare le variazioni della fornitura. E’ evidente l’atteggiamento dilatorio assunto dai Dd.ee.cc che, peraltro, è indice di un’inammissibile e sconcertante “fuga da responsabilità». Intanto non è dato sapere se, dopo l’otto giugno, le pendenze siano risolte. Ma a quella data, la ditta fornitrice avanza spettanze, da saldare in un termine di 15 giorni. A Soresa si chiede «con sollecitudine» di adottare «i provvedimenti protesi al riconoscimento delle forniture effettuate dalla Med srl, in aggiunta e quali varianti in corso d’opera». Gli atti richiesti sono necessari ad «autorizzare le modifiche contrattuali, procedere alle verifiche di conformità e al conseguente pagamento del relativo corrispettivo complessivo». Trascorse due settimane, senza adeguato riscontro, Med avverte: sarà promossa richiesta di attivazione di rimedi stragiudiziali e azione legale.
Le varianti. Sulla svolta delle varianti, la ditta è netta. «Le modifiche – sostiene Med – sono state richieste dalla Committente, attraverso i propri organi tecnici, per rendere le strutture funzionali non soltanto nell’attuale emergenza della pandemia da Covid-19, ma anche ad utilizzi successivi e diversi alla degenza in terapia intensiva per sindromi da Covid-19». Il costo supplementare, stimato dall’azienda, ammonterebbe a circa 2,1 milioni (oltre agli iniziali 12,8 milioni). Per il Covid Center del Ruggi sarebbero 541.808 euro in più, rispetto al calcolo originario (2,2 milioni). Ma a lasciare perplessi sono le motivazioni. «Com’è noto, nel corso della fornitura – scrivono i legali della Manufacturing Engineering & Development – poiché il picco pandemico è andato fortunatamente riducendosi, con conseguente minore necessità di utilizzo della terapia intensiva, sono emerse in sede politica e di opinione pubblica (vedasi articoli di giornale e trasmissioni Tv), alcune critiche alla realizzazione degli “Ospedali Covid” in Campania, addirittura paventando la loro inutilità e, comunque, una superflua spendita di denaro pubblico». Dunque, la Regione non sarebbe insensibile ai report giornalistici, o agli attacchi degli avversari. Questo ad onta delle ultime parole del governatore De Luca: per lui, infatti, sono una «speculazione politica» i retroscena sugli appalti Covid. «In relazione a tali critiche e strumentalizzazioni – osserva la Med – l’Amministrazione regionale si è tempestivamente e diligentemente avveduta che l’interesse pubblico sarebbe stato meglio conseguito attraverso l’adeguamento della struttura modulare dei tre ospedali Covid ad utilizzi più ampi e anche differenti di quelli per i quali essi erano stati originariamente previsti, e cioè ad un utilizzo futuro per la normale attività di assistenza sanitaria per ricoveri in D.O (day hospital, ndr)». Sono valutazioni comprensibili. Meno decifrabile, invece, il mancato utilizzo dei blocchi. Napoli funziona col contagocce. Salerno e Caserta risultano mai aperti, in assenza di collaudo. E la domanda sorge spontanea: a che scopo adeguarli in tutta fretta, ordinando le varianti?

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)