Ospedali prefabbricati, ombre dietro la parata

L’infettivologo Greco: «Delocalizzare è una scelta da incompetenti». Interrogazione 5 stelle: «Spesi 16 milioni. Ma c’erano siti già pronti»

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A Salerno sono arrivati i tir della Med di Padova, per installare l’ospedale da campo, la struttura modulare per 24 posti di terapia intensiva. Ad accoglierli una parata di autorità: il governatore De Luca, il fido consigliere Coscioni, il sindaco Napoli, l’assessore De Maio. Ma non mancano i dubbi sulla soluzione, allestita sotto il San Leonardo. A sollevarli è lo stimato infettivologo Luigi Greco, rientrato dalla pensione, per gettarsi nella trincea del Ruggi d’Aragona. In consiglio regionale c’è anche un’interrogazione del Movimento 5 stelle.

Il nuovo sfogo di Greco. Nei giorni scorsi aveva protestato per la decisione di trasferire il reparto di infettivologia del Ruggi al Da Procida. Oggi l’infettivologo lancia un nuovo sfogo, senza risparmiare nessuno. «Il trasferimento del nostro reparto non è ancora avvenuto – premette – non siamo mai informati di nulla, se non all’ultimo momento». Sulle prime, Greco non si pronuncia sulla scelta delle strutture modulari («se noi sapessimo qualcosa in più potrei rispondere. Ma non siamo mai stati coinvolti, scopriamo all’improvviso le decisioni che vengono dall’alto. Siamo in epoca feudale purtroppo, siamo servi della gleba»). Ma poi – da uomo libero – si concede una riflessione ad ampio raggio. «C’era l’idea perfetta di fare un centro della riabilitazione dei malati Covid al Da Procida, saremmo stati un centro pilota: riabilitazione e anche isolamento – dice-. Perché gente che torna a casa che ha ancora il virus, anche se sta guarendo. Se lo portano appresso per parecchio tempo. Invece no, fanno tanti centri Covid, mettendo questi prefabbricati. Ma così non togli i malati Covid dall’ospedale, fai una serie di accozzaglie. Quando sarebbe stato più logico tenere al centro i malati gravi, e al Da Procida la riabilitazione, per farli tornare a casa guariti, recuperati e soprattutto non più infetti». E aggiunge: «In terapia intensiva abbiamo otto ricoverati, non sono grossi numeri. Confrontateli con le realtà del nord, qui non c’è stato qualcosa per cui pensare ad un’improvvisa ondata di persone che hanno bisogno della ventilazione assistita. Non so in base a cosa si siano fatte queste scelte di delocalizzare». Il clinico alterna collera («Mi fa una rabbia infinita») a toni caustici («La nostra soluzione non si può fare, è troppo razionale»). Quindi lancia una seria di affondi, mettendo nel mirino i vertici della struttura commissariale. «Quando ci sono queste cose – sbotta – ci vogliono le competenze. Non ci vuole molto per capire che, in un momento come questo, con una malattia infettiva che causa una crisi planetaria, non si può togliere il reparto di malattie infettive dal nucleo centrale dell’ospedale più grande della provincia. Questo significa non fermarsi a ragionare, abbiamo tre divisioni nuove di zecca che ora si chiudono». Greco ne ha pure per la politica: «Hanno fatto una sanità gestita soltanto sotto il profilo clientelare, soprattutto scegliendo i meno competenti. Quello che sta succedendo è qualcosa di epocale, e si continua a fare quello che si è sempre fatto. Ma cosa diavolo deve succedere perché cambino finalmente testa? Cosa c’entra la politica con la vita di una persona?». L’infettivologo boccia pure la gestione dei tamponi, tallone d’achille del sistema sanitario campano. «Qui da noi – sostiene – si lesinano ai malati a casa, ma si fanno agli impiegati dell’Asl, dietro a una scrivania. Sono tutti asserragliati, hanno una paura tremenda. Non è lecito fare questo, se hai paura cambia lavoro, perché il rischio fa parte del nostro mestiere». Senza peli sulla lingua.

L’interrogazione in consiglio regionale. L’importo della gara, vinta dall’azienda padovana, è di 15,5 milioni di euro: 10,3 milioni per Napoli; 2,6 milioni per Salerno e per Caserta. Non ci sono dettagli ufficiali sulla capienza degli ospedali modulari. Stando ai rumors di stampa, ospiterebbero tra gli 88 e i 104 posti di terapia intensiva, per pazienti Covid19. Dilemmi pone l’interrogazione a risposta scritta di Valeria Ciarambino, capogruppo regionale del M5s. Al governatore De Luca si chiede perché la Regione «non ha valutato di utilizzare strutture ospedaliere pubbliche in cui l’attività sanitaria è sospesa o ridotta, immediatamente disponibili, e ha ritenuto invece di allestire tre ospedali in moduli prefabbricati per un importo di quasi 16 milioni di euro». Tra le opzioni alternative, secondo i pentastellati, diverse sono in provincia di Salerno. Ad esempio, gli ospedali di Sant’Arsenio e Roccadaspide. Ma l’archetipo della sprecopoli sanitaria è il San Michele di Pogerola, l’ospedale della Costa d’Amalfi. Il caso – trattato nell’ultima puntata di Report su Raitre – è tutto nei numeri: 24 milioni di costo, 4 piani, 5 primari, un concorso per 300 infermieri. Il San Michele, terminato nel 1989, non si è mai aperto. Tuttavia «i lavori – spiegano dallo staff dei 5 stelle – sono ripresi anche recentemente, sono stati fatti investimenti notevoli. Si sarebbe potuto adeguare con interventi minimi». Invece niente, meglio puntare sui prefabbricati. Nelle stime del M5s, in un ospedale modulare ogni posto letto costerebbe 195.000 euro. Ma c’è dell’altro. «Quale è motivo – domanda ancora Ciarambino – per cui si è optato per una soluzione che ad oggi, ad un mese e mezzo dal primo caso di contagio in Campania, non è ancora operativa?». E inoltre si vuol sapere «quale destinazione avranno successivamente i moduli prefabbricati, se gli stessi rimarranno alla Regione». Infine, ma non sarebbe secondario, «se si ritiene che la gara, connotata da estrema urgenza, abbia potuto garantire in pieno il rispetto dei principi di massima partecipazione, libera concorrenza, economicità ed efficienza; in che modo sono stati scelti gli operatori economici». C’è l’emergenza, abbiate pazienza.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)