Pagamenti elettronici, Banca d’Italia finalmente in campo

La nuova economia. La lotta all’evasione passa per la modernità dei nostri comportamenti

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Il suffisso “e” diventa vitale nelle moderne economie: elettronico, digitale, online e via via il resto. Una filiera virtuosa che ha riempito dibattiti, dissertazioni, convegni prima e dopo la pandemia. Molte parole che sono diventate ben presto di moda, tanto per parlare in modo informato. Nel settore della finanza e delle banche “e” ha un valore aggiunto sempre più decisivo. Segna il passaggio, lo spartiacque tra il vecchio e il nuovo mondo. Questa premessa, forse un po’ lunga, è necessaria per parlare di un manuale edito in questi giorni da Bankitalia che fa il punto sui pagamenti elettronici in Italia: “I pagamenti nel commercio elettronico: una mappa per orientarsi”. Chiunque può comodamente scaricarlo dal sito dell’Istituto senza dover pagare nulla. Una quarantina di pagine utilissime per inquadrare carte di pagamento, bonifici e altre diavolerie nel mondo del commercio elettronico e soprattutto nel contesto della normativa europea. Normativa che non è nuova ma che risale ai primi anni del secolo in corso e che è periodicamente aggiornata per tener conto dell’innovazione tecnologica dei pagamenti digitali. L’autorevolezza dell’istituzione che lo ha pubblicato è, però, il vero fattore di novità. A mio ricordo, non era mai accaduto di poter leggere il punto di vista della nostra banca centrale in modo così chiaro e netto. Certo, in varie occasioni vi erano stato pronunce del suo vertice verso una decisa e rapida digitalizzazione dell’economia ma poi tutto finiva lì. D’altronde ciascuno difende il proprio orticello e per la Banca d’Italia ciò significa la produzione di banconote e la difesa di alcune specialità italiane, ovvero una serie di strumenti di pagamento che hanno circolazione solo nel nostro mercato interno: le ricevute bancarie, i bollettini postali, i MAV (pagamenti mediante avviso) e forse altro ancora. Il segnale, tuttavia, non va lasciato cadere come una delle tante, forse troppe, pubblicazioni di Bankitalia da mettere sullo scaffale in bella mostra. I  motivi per discuterlo, analizzarlo e farne oggetto dei programmi di educazione finanziario sono essenzialmente due.
Il primo è che abbiamo i terribilmente bisogno di incrementare i pagamenti elettronici e non solo nel commercio a distanza, siamo da anni la pecora nera tra i paesi sviluppati. Nonostante le tante guerre (dichiarate a parole) al contante e le tante sporadiche iniziative, da quando esistono le statistiche in materia, siamo gli ultimi quanto a utilizzo di carte di pagamento e altri servizi di pagamento non in contante. È una barriera insormontabile e per certi versi inspiegabile. Periodicamente compare il problema, se ne parla a livello politico, si arrangiano poi delle misure di contrasto e infine, come un fiume carsico, il fenomeno diventa sommerso fino alla successiva dotta dissertazione. Una vera foglia di fico per coprire forse quel che si vuole nascondere.
Il secondo aspetto, come dimostra il manuale, è che abbiamo tutto quel che serve in termini di sicurezza degli strumenti, di convenienza e di misure a tutela del consumatore. La normativa europea è tra le più avanzate in materia ed è sostanzialmente recepita compiutamente in Italia. Gli strumenti di cui si illustrano le caratteristiche sono quelli che circolano in Europa, un mercato enorme di 500 milioni di cittadini.
Un po’ di numeri
Siamo ultimi in Europa nei pagamenti con carte, bonifici e addebiti diretti. Lo siamo in modo irreversibile, nel senso che non potremo cambiare in poco tempo la nostra posizione. Con molta ipocrisia ci accorgiamo di questa situazione ogni anno. Quando dobbiamo fare manovre di bilancio e imputiamo al contante tutti i peggiori mali della nostra società. Ah se avessimo, come negli altri paesi, tanti pagamenti con carte potremmo combattere l’evasione fiscale, il riciclaggio e gran parte dei mali del mondo! La ridda di proposte di questi giorni, dal piano Colao agli altri ripetitivi programmi di Comitati di esperti, ne è la plastica rappresentazione. Di solito alla fine succederà poco o nulla e tutto svanirà. Il denaro e’ un ottimo capro espiatorio in un paese a matrice cattolica e comunista. E’ peccato per i primi, è un furto per i secondi, se ne possediamo tanto. E quindi imponiamo limiti, divieti come in uno Stato di polizia. Nel frattempo Paesi come la Grecia, il Portogallo e la Spagna ci hanno abbondantemente superato in poco tempo per numero di transazioni con carte pro capite. Eravamo penultimi qualche decennio fa e ora siamo ultimi. Un primato di cui non andare fieri. Guardiamo il nostro sistema bancario e non capiamo perchè ha installato la più vasta rete di POS al mondo. Il governo Renzi aveva poi reso obbligatori i POS per gran parte dei commercianti. Da allora il numero di macchinette installate, già molto alto, è letteralmente esploso: da 1,5 nel 2015 a quasi 4 milioni del 2019. E le operazioni continuano a latitare. Il motivo sono le elevate commissioni bancarie che rendono conveniente al dettagliante accettare contante. Padoa-Schioppa la raccontava così: è come aver costruito una efficiente rete ferroviaria sulla quale non passano i treni.
Le contraddizioni non finiscono qui. Le limitazioni imposte alle transazioni in contante oscillano in modo quasi surreale: dai 10.000 euro di qualche anno fa ai 1.000 euro di oggi con vari passaggi intermedi che sono del tutto inutili ricordare in questo breve articolo perché privi di qualsiasi efficacia.Nessuno capisce i motivi di questi furori.
Per concludere
In questo nostro mondo, irto di contraddizioni, di divieti inutili e di incentivi buttati a casaccio, riusciamo a capire meglio il valore della silloge sui pagamenti elettronici. Per orientare le nostre abitudini di pagamento, per pagare da casa tutto quel che ci serve dagli ospedali ai libri, per lasciare la traccia di quel che è accaduto, per consentire a persone disabili di accedere a servizi essenziali della nostra società. Scontato poi sottolineare che in periodi di pandemia i pagamenti elettronici diventano essenziali per tutti. Per il consumatore tuttavia è necessario fare un piccolo sforzo di apprendimento, imparare a usare questi strumenti non in contante e a difendersi nelle opportune sedi dell’ABF e dell’AGCM, in caso di controversie.
In definitiva, di sicuro non abbiamo il migliore sistema bancario in  Europa, anzi, ma certamente abbiamo una ponderosa regolamentazione europea che, se capita e analizzata semmai con l’aiuto proprio degli esperti in materia, ci aiuterà senz’altro. Purtroppo, finora, sono stati proprio gli esperti a latitare mentre le norme si accatastavano l’una sull’altra e si lasciavano miseramente a riempirsi di polvere.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)