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martedì, 23 luglio 2019
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Pagamenti non in contante. Grecia batte Italia 5 a 0

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Nelle classifiche internazionali del malcostume l’Italia riesce a battere molti paesi. Raggiunge il primo posto come Eldorado dei pagamenti in contanti, portandosi appresso i problemi della corruzione e della evasione fiscale.

Ci dobbiamo rassegnare a questo triste primato ?

Troppo semplice.

Un’analisi approfondita contenuta in un nostro precedente articolo dei dati della BCE dimostra tutt’altro. Cioè che è possibile dotarsi di un’industria moderna dei servizi di pagamento per famiglie e imprese. Abbattere il contante e quel che ci sta intorno si può. Nelle statistiche che commentiamo si considerano le operazioni con carte di pagamento, i bonifici e gli addebiti diretti.

In termini di transazioni procapite l’Italia è in condizioni di forte arretratezza raggiungendo a stento le 100 operazioni di pagamento annue. La media dei paesi UE è circa 260, ma vi sono ben 8 paesi con valori superiori a 300, tra cui Germania, UK, Francia ma anche Belgio e Danimarca. Ma non sono questi paesi a stupirci quanto quel che ha fatto la Grecia.

Impariamo il greco

La Grecia era il fanalino di coda dei pagamenti non in contante fino a pochi anni fa con 23 operazioni pro capite nel 2013. Al penultimo posto trovavamo la Bulgaria con 35, mentre l’Italia era terz’ultima con 74 operazioni. Questa era la coda della graduatoria riferita ai 28 paesi dell’Unione Europea. Ultimi degli ultimi, in un gruppo da retrocessione in serie B.

Ora è vero che la Grecia non è paragonabile all’Italia non fosse che per la circostanza di aver attraversato un lungo periodo di controlli macroeconomici da parte della Troika, tra cui i vincoli all’uscita di capitali dal paese. Tuttavia, ha varato interventi incisivi nel settore dei pagamenti che le hanno consentito in pochi anni di superare la Bulgaria e di agganciare il nostro paese. Le 23 operazioni pro capite si sono quintuplicate a fine 2017, diventando 100 e raggiungendo l’Italia che nel periodo è cresciuta di un misero 33 per cento.

5 a 0 e palla al centro!

Il nostro Paese oggi ha il poco invidiabile primato quanto ad operazioni non in contante pro capite di essere il penultimo a pari merito con la Grecia tra i Paesi UE. Tra i paesi sviluppati è un esempio unico.

Come hanno fatto i Greci a raggiungerci così velocemente?

Hanno usato 3 leve, coniugando obblighi ed incentivi.

I provvedimenti legislativi sono stati due, nel 2014 e nel 2016. I POS sono diventati obbligatori in tutti gli esercizi commerciali. Oggi vi sono 50.000 macchinette per milione di abitanti. E’ la più alta densità in Europa. Sono stati imposti limiti molto bassi ai prelievi e ai pagamenti in contante (500 euro dai precedenti 1500)

Nel contempo, sono stati varati incentivi fiscali all’utilizzo delle carte di pagamento.Si permettono detrazioni fiscali complete se i pagamenti sono effettuati con strumenti di pagamento tracciabili. Per esempio, per chi ha un reddito tra i 10.000 e i 30.000 euro è obbligatorio pagare con mezzi tracciabili almeno il 15% del proprio reddito. La spesa è poi interamente deducibile in sede di dichiarazione del reddito.

Il flop dell’Italia

Nulla di simile è invece accaduto in Italia ove la guerra al contante è stata combattuta soprattutto a parole, con dichiarazioni ai giornali o provvedimenti ondivaghi sul livello minimo consentito per compiere operazioni in contanti o con obblighi di utilizzo dei POS, la cui violazione è rimasta priva di sanzioni.

Oggi sono in pochi a credere che la condizione possa migliorare. L’esperienza di un Paese per nulla comparabile per dimensione al nostro e al suo sviluppo dimostra, invece, che ridurre il contante è una sfida che si può vincere. Altri Paesi che hanno interrotto la spirale dei pagamenti in contante lo hanno fatto in modo simile nel corso degli anni. Non bisogna inventarsi nulla.

La Grecia e l’Italia sono esempi diversi di due sistemi. Il primo contrassegnato da interventi incisivi negli ultimi anni. Il secondo lasciato a se stesso. 

Quanto ai motivi, sono tanti e di lunga durata. Due su tutti ci preme ricordare. L’arretratezza del nostro sistema bancario e una malcelata autoreferenzialità della nostra classe dirigente che si occupa di tutto e sostiene di capire tutto, proprio tutto. Oggi spazia dalla tutela del consumatore, alla trasparenza, alla educazione finanziaria. Purtroppo, in nome del principio di infallibilità non ha ancora imparato ad accettare le critiche, considerate ancora atti di lesa maestà.

Una proposta

C’e’ una via d’uscita che non sia quella di innalzare addirittura un peana al contante? Possiamo evitare una irreversibile scelta di isolamento dall’Europa?

Forse sì tenendo anche conto del fatto che avendo già la maggior rete di POS d’Europa, gli investimenti infrastrutturali sono già stati effettuati. Il loro più efficiente utilizzo, recuperando la spesa compiuta per installarli e manutenerli, potrebbe avvenire, grazie alla previsione di incentivi per l’uso delle carte a vantaggio degli utenti, tra i quali quelli più efficaci sono quelli di natura fiscale.

Dobbiamo seguire l’esempio della Grecia senza perdere altro tempo.

L’Italia e’ un puzzle doloroso.Ha accumulato una evasione fiscale stellare, ha scorte di contante ferme nelle banche e una rete POS che è tra le piu’ estese del mondo, utilizzata per 1/5 della sua capacita’ e norme poco efficaci.

Se qualcuno tra i lettori e’ in grado di organizzare una tavola rotonda su questi temi vi parteciperemmo con piacere. Potremmo coinvolgere esponenti del governo greco da cui apprendere molto su come combattere l’evasione con i POS. Sarebbe da estendere l’invito anche alle Autorita’ italiane che sembrano averne davvero necessita’ ed urgenza per politiche più determinate.

Il titolo potrebbe essere : Come combattere l’evasione dell’IVA per mezzo dei POS.

E così nelle statistiche internazionali dei prossimi anni potremmo forse segnare almeno il gol della bandiera.