Anno giudiziario a Salerno: tanti numeri, poche inchieste

Sono 22 i clan criminali che operano in provincia di Salerno, tranne il capo di Capaccio nessuna nuova indagine rilevante sulla pubblica amministrazione

0
798

I numeri. Numeri sui reati prescritti (aumentati dell’un per cento), sulla presenza in provincia di Salerno dei clan camorristici (22), sugli extracomunitari arrestati (73), sull’aumento del consumo di cocaina e hashish (il mercato dell’eroina è in calo).
I numeri. Tanti quelli contenuti nella consueta relazione del presidente della Corte d’Appello di Salerno, Iside Russo, che apre la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.
Ma di fatti che collegano i numeri alle inchieste sembrano essercene pochi.
Un esempio arriva dal fronte della criminalità organizzata: le 22 organizzazioni presenti nel Salernitano si fanno forte – si legge nella relazione – dei vecchi capoclan tornati in libertà e delle nuove leve (spesso incensurati) che dimostrerebbero “un maggiore attivismo per l’acquisizione del potere con infiltrazioni nella pubblica amministrazione e nelle realtà imprenditoriali più strategiche ed importanti anche sotto il profilo finanziario”.
Questa nuova chiamata alle armi criminale infesterebbe la Piana del Sele e l’Agro nocerino sarnese.

il presidente della Corte d’Appello di Salerno, Iside Russo

La città di Salerno non è affatto menzionata: un’oasi felice di legalità e correttezza.
Ma, tralasciando il fattore geografico, e volendo scorrere la relazione nel tentativo di cercare le inchieste (o gli arresti) condotte dalla Procura di Salerno in ambito di infiltrazioni camorristiche nella cosa pubblica, si fa fatica a trovare un sindaco o un altro amministratore pubblico accusato di così gravi reati.
A parte l’inchiesta su un presunto interesse dei Casalesi sugli appalti del cimitero di Capaccio (che vede coinvolti ex amministratori e dirigenti locali), in provincia di Salerno le pubbliche amministrazioni godono tutte di ottima salute.
Il resto delle indagini sono tutte concentrate sullo spaccio di droga.
Sarà per questo che quella di oggi è sembrata più una cerimonia commemorativa dei magistrati che altro. Con la presidente Russo che ha toccato la sensibilità dei presenti ricordando il processo in corso contro i due scafisti accusati di tratta degli immigrati e di aver provocato la morte di 22 nigeriane il 5 novembre dello scorso anno.
Sarà per questo che il procuratore generale Leonida Primicerio, nel ricordo struggente del suo predecessore Lucio Di Pietro, ha rivendicato il ruolo e l’integrità della magistratura e il “difficile mestiere del giudice” che a volte sembra si stia “disumanizzano”. E sarà per lo stesso motivo che anche il presidente dell’Ordine degli avvocati “sub iudice” Americo Montera ha evitato le polemiche contro il decreto del presidente del Consiglio dei ministri che vieta la prosecuzione del mandato a chi siede su quella sedia da anni.
E allora, visto lo stato delle inchieste salernitane, perché non spostare l’attenzione sui disagi della Cittadella Giudiziaria?
Ci pensa Michele Sarno a farlo che, in quanto presidente della Camera penale salernitana, ha tenuto a precisare che la lettera inviata al Ministero della Giustizia sulle difficoltà oggettive del nuovo Palazzo non voleva essere un attacco né alla presidente della Corte d’Appello né al presidente del Tribunale. E che, anzi, il suo è più un invito a un “sentimento di grande collaborazione” che altro.
Poi tutto il resto, affidato ai rappresentanti del Csm (Mario Suriano) e del Ministero della Giustizia (Fulvio Baldi, che ha confabulato con Piero De Luca, imputato a Salerno per concorso in bancarotta fraudolenta, seduti uno affianco all’altro in prima fila) è stato un continuo sciorinamento di numeri.
I numeri che, ancora una volta, attanagliano la giustizia, di cui tutti invocano una riforma ma solo per criticarla.

In primo piano, la nuova Cittadella giudiziaria della quale si è parlato nel corso della inaugurazione dell’Anno giudiziario per carenze e disservizi rilevati già prima dell’inizio pieno delle attività, con gravi conseguenti disagi soprattutto per gli avvocati e per gli utenti