Pasquale Mandia e il suo jazz che profuma di Scandinavia

L'artista cilentano tornerà ad Agropoli il prossimo 30 luglio nell'ambito della nuova edizione della rassegna "Agropol..in jazz" in programma al Castello Angioino Aragonese. Nell'occasione, presenterà il suo ultimo lavoro, Aurora, pubblicato lo scorso febbraio.

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Pasquale Mandia dopo esperienze post-rock nel 2010 si iscrive al Conservatorio “G. Martucci” di Salerno, intraprendendo lo studio della batteria jazz con Salvatore Tranchini. L’incontro con il Jazz sarà l’inizio di un percorso che lo porterà in viaggio nel Vecchio Continente, alla scoperta di una musica espressione delle culture dei Paesi dove Mandia si formerà. Segnando profondamente il suo percorso artistico.
Nel 2013 frequenta la Scuola di Jazz “Luiz-Villas Boas” di Lisbona (Portogallo), collaborando con diversi musicisti della scena jazz portoghese. Nel 2014 continua gli studi presso la “Royal Academy of Music of Denmark” ad Aalborg (Danimarca). Nel 2015 consegue la laurea magistrale in “Batteria Jazz” con il massimo dei voti al Conservatorio “G. Martucci” di Salerno, con una tesi sul Jazz Scandinavo. Proprio la Scandinavia diventa la protagonista del suo ultimo lavoro pubblicato a Febbraio del 2019, “Aurora”.
“Aurora” coinvolge l’ascoltatore nel fluido andamento delle sue composizioni, dove è possibile carpire le variegate differenze ritmiche: ora con brani più vibranti, vivaci, ora con tinte più calde, morbide, sensuali, perfino commoventi se si pensa a “Palmira (in memoria di Khaled Al-Assad)”: un aspetto di attualità trattato con estrema sensibilità.
Sono evidenti i richiami alle terre del Nord Europa: nell’immaginario naturalistico che rimanda ai suoi paesaggi incontaminati, oltre tutto, risalta all’occhio un solo brano non originale:”Trollmors Vaggsång”, ninna nanna tradizionale svedese scritta da M. Holmberg. Ennesimo omaggio alla cultura scandinava.
In questo lavoro oltre alla batteria di Pasquale Mandia – che risponde alle nostre domande – si uniscono Gabriele Pagliano al contrabbasso, Lucio D’amato al pianoforte, Giulio Martino al sax e Daniele Apicella alle percussioni.

La Scandinavia riecheggia con forza in “Aurora”, nel brano popolare svedese “Trollmors Vaggsång” , in questa capacità di raccontare attraverso il Jazz i suoi infiniti angoli di natura integra, un soffio di libertà ancestrale. Emerge il segno profondissimo della tua formazione ad Aalborg. Cosa significa per te questa Terra, dal punto di vista musicale e personale?
La Scandinavia è stata un punto decisivo nella mia formazione artistica. Musicalmente parlando sono rimasto notevolmente colpito dal forte legame che c’è tra musica e territorio: suoni chiari, tintinnii, paesaggi aperti, le luci del Nord, si mescolano alla musica creando questo stile personale ed unico, che oggi viene definito come Nordic Jazz.
Il brano “Trollmors Vaggsång” è un omaggio a tutto ciò; è l’unica cover presente nel mio disco che, anche esso non a caso, si intitola “Aurora”, appunto.

Palmira colpisce per la sua profonda attualità. Un omaggio ad Khaled Al-Assad, custode concettuale di Palmira, un urlo disperato per un patrimonio culturale distrutto e perso per l’intera umanità, un colpo feroce al cuore della cultura. Il Jazz può veicolare un messaggio di denuncia sociale contro i mali di questa contemporaneità?
Assolutamente: il Jazz può e deve esserlo. Sono fermamente convinto che tutta l’arte in generale non debba allontanarsi dalla realtà circostante e che sia compito degli artisti indurre il pubblico alla riflessione ed alla memoria.
Nel caso di “Palmira”, Khaled Al-Asaad si è letteralmente sacrificato per conservare la memoria storica dell’umanità; un artista non può restare indifferente a tutto ciò.

Nel videoclip “Alla Sera”, girato sulla collina di San Marco di Agropoli e sui Monti Alburni, viene proiettata la ciclicità di una giornata, dal mattino fino alla sua naturale conclusione. La forza evocativa delle immagini, i suoi suggestivi scenari, i colori vivi e profondi esaltano la natura, elevandola non come mero sfondo, bensì a protagonista. Un messaggio arriva preciso: è quello di prestare attenzione alla bellezza della nostra Terra, così presi dalle nostre routine, finiamo per trascurarla. Possiamo definire la visione su ciò che ci circonda frutto dell’influenza, concettuale ancor prima che musicale, della Nordic Jazz nel tuo lavoro discografico?
Certamente. In “Aurora” vi è un filo conduttore che lega ogni brano, ed è proprio il concetto del Jazz scandinavo, che prende slancio dal proprio territorio e dalle proprie radici culturali per esprimersi. Il brano “Alla Sera” ne è l’esempio più forte, ove l’ispirazione dall’omonimo sonetto di Ugo Foscolo si unisce all’espressività ed all’opulenza visiva dei nostri paesaggi.

Il 30 Luglio parteciperai alla IV edizione di “Agropol..in Jazz”, nella splendida cornice del Castello Angioino-Aragonese di Agropoli per presentare”Aurora”.
Cosa si prova a portare e presentare nella propria città natale un lavoro espressione di una formazione lunga e diversificata avutasi in Paesi così diversi del Vecchio Continente?
Ci sono posti su questo Pianeta, nemmeno lontani da noi, in cui sopravvivere è l’unica ambizione rimasta. Non ce ne rendiamo nemmeno conto. Personalmente, quando si parla di radici ed appartenenza non posso che ringraziare il cielo. Sono nato e cresciuto ad Agropoli, una città con una storia ed una cultura millenaria, fondata dagli antichi greci ed oggi una delle città più grandi di questo paradiso naturale denominato Cilento. Purtroppo però gli spazi per gli artisti sono pochi e ciò spinge tanti, come me, a guardar altrove.
Dopo diversi anni trascorsi all’estero, avere la possibilità di portare “Aurora”, il risultato di anni di lavoro e dedizione, nella mia città natale è sempre molto gratificante.
E per di più sarà in un festival di Jazz all’interno del Castello, luogo simbolo della città di Agropoli. Non posso che essere emozionato.