Pentecoste: festa grande nella Chiesa Cattolica, liturgicamente con pochissime altre dotata di vigilia per prepararsi adeguatamente e comprenderne il senso; é centrale nella vita della Chiesa non solo temporalmente, ma perché con la Pasqua, della quale è compimento, è il cuore della fede, momento fondante per la storia dell’uomo perché con la Pentecoste nasce la Chiesa, il canale di trasmissione a tutti i tempi della salvezza portata da Cristo. Così la Pasqua diventa annuncio, Vangelo, Buona Notizia; come ricorrenza la festa viene da lontano, come attesta il Vecchio Testamento. Presso gli Ebrei era un’allegra ricorrenza a carattere agricolo, festa della mietitura o dei primi frutti e si celebrava cinquanta giorni dopo la pasqua ebraica. Col passare del tempo gli Ebrei gli attribuirono il significato di ringraziamento per il dono della Legge sul Sinai. In questo contesto s’inserisce la prima Pentecoste cristiana con un arricchimento del significato: l’effusione dello Spirito Santo che raduna nella Chiesa tutti i popoli della terra al di là delle circostanze di luogo, di tempo e delle modalità.
Il brano degli Atti degli Apostoli proclamato oggi racconta che la discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli riuniti nello stesso luogo costituisce il completamento dell’opera dell’Incarnazione di Dio. Nella sua prima venuta, lo Spirito Santo compie nella Vergine l’Incarnazione del Verbo quando Dio assume la natura umana per divenire Dio-uomo e col sacrificio della vita compie la redenzione ristabilendo l’armonia tra il Signore e la sua creatura. Con la sua seconda venuta lo Spirito Santo inaugura una nuova presenza, quella della Chiesa col compito di continuare nella storia l’opera della redenzione. La liturgia della Parola evoca i quattro modi di venire dello Spirito Santo. Nel Vangelo presenza che consola, è leggera come l’alito del Risorto, negli Atti energia che genera coraggio dei discepoli che si aprono al mondo, secondo Paolo lo Spirito porta un dono diverso ad ogni cristiano pronto a mettere a disposizione di tutti i propri talenti; dello Spirito del Signore è piena la terra per cui niente è escluso e nessuno si può sentire trascurato. Il Vangelo riassume questa dinamica cogliendo gli effetti in una comunità di sfiduciati, rifugiatisi a porte chiuse in un ambiente dove trascorrere la notte perché hanno paura. Ma qualcuno ribalta la loro condizione: ricevono lo Spirito, la fiamma riaccende le loro vite, il vento dilaga nel loro animo e cambia prospettiva al loro futuro. Così il respiro di Dio entra in quella comunità asfittica ed opera come il Creatore con Adamo. Il dono della pace diventa promessa di pienezza della vita.
Nelle analisi sociologiche si sostiene che le istituzioni, una volta passati gli entusiasmi iniziali, tendono a stemperare il momento esaltante con cui i componenti portano avanti le funzioni istituzionali per lasciare il posto alla routine. Alcuni sostengono che un fenomeno del genere si osserva anche nella chiesa confrontando quella delle origini e quella di oggi, paralizzata dal peso dell’istituzione stessa, in alcune circostanze impressione abbastanza realistica. Del resto, anche la Chiesa si muove sulle gambe degli uomini; ma il messaggio del quale è depositaria giungendo fino a noi in tutta la sua freschezza, nonostante le resistenze opposte, e continuerà a vivificare la storia finché l’uomo abiterà la terra perché è assistita dallo Spirito Santo, come ha promesso Gesù: “Egli, (lo Spirito) prenderà del mio e ve lo annunzierà”.