Perché parlare di Auschwitz per descrivere cosa accade in Libia alle persone migranti? Ho scritto in un articolo per SalernoSera del 27 marzo scorso che La Libia è l’Auschwitz dei nostri giorni. Nelle settimane successive alcune persone hanno contestato questa interpretazione in quanto parlare di Auschwitz in termini generali farebbe perdere la specificità storica e politica del nazismo nei riguardi del tentato sterminio della popolazione ebrea. Ovviamente, accetto le critiche venute da persone eccezionali e, quindi, non mi permetto di chiudere la discussione né, tanto meno, di avviarmi in una speculazione che rischia di essere offensiva verso chi è, in questo momento, costretto alle sofferenza terribili nei lager libici. Voglio solo evidenziare il fatto che ho parlato della Libia come della nostra, attuale Auschwitz per dire che:

1) noi oggi più di allora durante il nazismo sappiamo cosa sta accadendo nei lager in Libia, ma in maggioranza accettiamo che continui così, anzi in maggioranza siamo d’accordo o indifferenti a quanto sta succedendo

2) in maggioranza neghiamo quanto sta accadendo o, oggi come allora, lo attribuiamo a un complotto (il complotto massonico antitedesco di allora, il complotto anti-italiano organizzato da Soros e le Ong oggi)

3) in maggioranza siamo allineati con i Governi che fanno gli accordi per reiterare la situazione di violenza sistematica in Libia in cambio di un presunto miglioramento della nostra situazione di vita, accettando, in altre parole, la generalizzazione della logica del lager al di fuori del lager stesso, quella che divide il mondo in sommersi e salvati

4) in Libia si attuano metodi di annientamento delle persone lasciandole, spesso, in vita, per farne merce di scambio, ad esempio con i parenti per farsi mandare soldi o per ridurle in schiavitù

5) In Libia c’è una popolazione bersaglio ben precisa delle politiche di incarceramento e riduzione in schiavitù ed è la popolazione immigrata considerata meno umana del resto, la popolazione collocata nella zona del non essere, oggi come allora dividendo la popolazione in soggetti (che organizzano la violenza) e oggetti (che subiscono la violenza)

6) In Libia le ricerche e le informazioni disponibili ci parlano dell’organizzazione sistematica di forme di violenza particolarmente distruttive, come, soprattutto, il ricorso allo stupro sia delle donne che dei maschi migranti, evidenziando l’esistenza di un’organizzazione o, quanto meno, di pratiche consolidate e diffuse orientate tutte verso l’obiettivo di annientare le persone oggetto delle violenze.

Queste sono alcune analogie che ho voluto intendere con l’espressione “La Libia è l’Auschwitz dei nostri giorni”. Ovviamente, non per sminuire o diluire Auschwitz nella sua concretezza storica, ma per evidenziare come la logica genocida contro specifici gruppi umani continui ad essere la logica di governo dominante nella nostra società: una logica genocida che si riattualizza nonostante tutte le informazioni che abbiamo su ciò che sta succedendo in Libia e tutte le notizie e ricostruzioni storiche sul nazismo-fascismo e sul tentativo scientifico di cancellare dalla Terra la popolazione ebraica (e rom e sinti).