Picnic in montagna.
Paola, Camilla e Sandra giocano.
Un po’ sulle giostrine, un po’ con dei rametti e molto di fantasia.
A un certo punto … un’ape!
Camilla dà un urlo e scappa da me, quasi in lacrime: “Mamma, mamma, c’è un insetto bruttissimo!”
L’ape intanto si posa sulla scarpa di Paola, che, però, resta ferma, con la testa abbassata.
Accanto a lei Sandra.
Sono tutte intente ad osservare il minimo movimento del piccolo volatile.
Mi sembrano due “Piero Angela” in versione baby.
Poi l’ape se ne va. Allora vengono da me.
Paola mi dice: “Non mi sono mossa: la maestra Dina mi ha spiegato che se un’ape si avvicina non bisogna muoversi, infatti, vedi, è andata via senza farmi nulla!”.
“Ma io ho avuto paura” – si lagna Camilla.
“Sì, può capitare di aver paura, ma bisogna cercare di controllarsi” – dico io, che ancora nelle orecchie ho l’urlo acuto della bambina.
Poi arriva Sandra alle mie spalle, mi mette le braccia al collo e con voce di chi vuole coccole mi dice: “Mamma, per farmi venire un po’ di coraggio [anche se di fatto è rimasta lì vicino a guardare l’ape, per tutto il tempo], mi dai un biscotto al cioccolato?”.
Mi faccio una risata e le do il biscotto.
La piccola lo mangia di gusto.
Mentre io spiego che le api non vogliono far del male a nessuno.
Che sono insetti importantissimi, laboriosi come le formichine.
Che anche da loro dipende la salute del nostro pianeta.
Che non c’è nulla da temere.
Che anzi danno il miele, che è dolcissimo.
Che sono animaletti molto buoni e non cattivi.
Sandra, che intanto ha finito il biscotto, apre la bocca e tira fuori la lingua, come se stesse dal pediatra.
“Sandra, ma che fai?” – le domando.
“Se passa l’ape, me la mangio!” – mi risponde la mia Winnie the Pooh.
Deve esserci stato un malinteso sul discorso dell’ecosistema.
Avrà inteso “animaletto molto buono” come “biscotto al miele”.