Non sono vegetariana (proprio ieri ho preparato una teglia di salsicce al forno da leccarsi i baffi, infatti…), ma voglio che le mie figlie sappiano che le idee e i gusti delle persone sono tanti e vari e bisogna saperli rispettare tutti.
Così le abbiamo portate in una pizzeria/ristorante vicino a casa. Per vegetariani e per vegani.
Ma quando, la prima volta, ci siamo seduti a tavola, Paola, brandendo il menù, dopo una veloce scorsa, ha detto, come sentendosi truffata: “Ma non c’è la bianca al cotto?”
Così, con tono calmo e pacato, le abbiamo spiegato che il prosciutto cotto è carne e che in quel posto non si mangiava carne.
Poi, sorridendo, ci è venuta incontro la cameriera:
“Non abbiamo il prosciutto” – ha detto dolcemente, guardando verso Paola – “ma possiamo preparare una pizza con un buon salame vegetariano!”
E così un altro tassello verso la conoscenza e la tolleranza degli altri e del mondo l’abbiamo messo.
Quando siamo tornati la seconda volta, ovviamente eravamo pronti. E per le bambine subito ho ordinato una bianca al salame vegetariano.
Vicino a me c’era seduta Sandra, alla quale in precedenza non avevamo spiegato granché della cucina vegetariana e vegana, come capita spesso per altre cose: noi le diciamo a Paola, che poi le riferisce a Camilla, quindi a Sandra.
Ma stavolta questo filo di comunicazione deve essersi spezzato. Già perché, a un certo punto, mi sento chiamare, con tono seccato, da Sandra.
La vedo con un braccio dietro la spalliera della sedia, l’altro in grembo, una gamba ciondoloni e un’espressione corrucciata, da sportello “lamentele”…
Il piatto è vuoto, perfettamente pulito… solo da una parte ha sistemato tutti i pezzetti di salame vegetariano.
Guarda me, i pezzetti nel piatto, quindi di nuovo me. E, con il tono di chi non può sopportare oltre, mi fa: “E ora voglio il prosciutto cotto!”

Piccole e (in)confutabili verità di Mummybook