Salerno, una frattura tra porto e città

0
717

Il 14 settembre, grazie all’iniziativa congiunta del Propeller Club Port of Salerno e del Rotary a. f. 1949, veniva collocata nella Stazione Marittima la riproduzione della lapide fondativa del porto di Salerno risalente al 1260 (l’originale, in cui si racconta che esso fu voluto da re Manfredi, su intuizione del magister della Scuola Medica Salernitana Giovanni da Procida, è incastonata nell’abside del Duomo).

Il porto di Salerno

Così l’opera postuma di Zaha Hadid, oltre ad essere infrastruttura nata a servizio della crocieristica diventava “contenitore” culturale per perpetuare ai posteri la storicità del porto e la secolare tradizione marinara della città.  In quell’occasione obiettivo dichiarato alla stampa dalle due associazioni anche quello di ripristinare annualmente, con annessa rievocazione storica e incontri sull’economia marittima della città, l’antica Fiera di San Matteo voluta dal Da Procida nel 1259, che rappresenta ancora oggi il momento storico più alto della storia della città e della sua vocazione mercantile nel periodo medievale e moderno.

Purtroppo la demolizione, nel 2007, dei magazzini generali sorti ad inizio Novecento, ha rappresentato la perdita di una grossa occasione per dotare la città della propria memoria storica marittima, potendo invece essi essere destinati ad ospitare un Museo del Mare, così come sta accadendo nella vicina Napoli proprio grazie alla trasformazione di una analoga struttura. È così come per altre occasioni mancate, per puro disinteresse o semplice ignoranza della propria tradizione, il percorso della perpetuatio memoriae si è interrotto ed è invece aumentata dismisura la frattura tra porto – considerato addirittura nemico dello sviluppo urbanistico! – e città. Questo indissolubile legame è richiamato dalle testimonianze archeologiche sia antiche che medievali e dai contributi di studiosi che ne hanno raccontato le vestigia fino agli anni ’50, prima che si perdesse ogni traccia dopo il boom della trasformazione urbanistica.

Il porto, all’indomani della scelta di collocarvi una Stazione Marittima, ha anche avuto l’opportunità di dotarsi di un Polo Crocieristico, una vera e propria “Cittadella del Mare”, quale biglietto da visita per i turisti, ma la speculazione edilizia e l’invasività di opere di “pubblico interesse” (rotatorie, parcheggi, piazzali) senza dimenticare il Crescent – che nulla a che vedere, urbanisticamente, con un porto – ha finito per limitarne spazi e sottrarre aree teleologicamente destinate alle attività produttive legate alla portualità.  Occorre, con forza, lavorare per realizzare un “ponte” tra porto e città e tutte le Istituzioni (Comune, Camera di Commercio, Università) sono chiamate a dare il loro contributo fattivo a far sì che non si disperda la memoria storica di una città che già al tempo dei Romani aveva compreso che poteva trarre le sue fortune puntando sull’economia marittima. Auspichiamo, pertanto, che non sia distrutto per sempre questo peculiare patrimonio che è la “marittimita’” della nostra amata città.