Posti letto, Campania ancora smentita

Continua il giallo sui dati della Regione, oggetto di un'ispezione ministeriale: stavolta è la Fondazione Gimbe a lanciare l'allarme saturazione, in difformità dalle cifre di Palazzo Santa Lucia

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Posti letto Covid: per la Regione Campania niente allarmi, per la Fondazione Gimbe invece sì. A svelare il conflitto sono ancora i dati. I benedetti dati, oggetto di un’ispezione del ministero della salute. E dunque, riepiloghiamo. Due giorni fa, l’Unità di crisi dirama un rassicurante comunicato. «Si comunica che nella settimana del 2-8 novembre – afferma la Regione – la percentuale di occupazione dei posti di terapia intensiva su scala regionale è del 27%. L’indicatore di occupazione dei posti letto di terapia intensiva è dato dal rapporto tra il tasso giornaliero di pazienti Covid ricoverati nel giorno indice sul numero di posti letto totali di terapia intensiva attivi nel giorno indice moltiplicato per 100». Ieri, invece, arriva il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe, su elaborazione dei dati dell’Agenas. Si riferisce alla settimana 4-10 novembre. E la Campania – assieme ad altre dieci regioni – risulta oltre la soglia di saturazione, sia nelle terapie intensive (33%) che per i posti letto in area medica (47%). La soglia critica è stabilita per legge, dal Dpcm del 30 aprile. Per completezza, precisiamo gli ultimi numeri dell’Agenas, diffusi sempre ieri: terapie intensive 29% (+1%), posti in area medica 47% (-3%), quindi in zona allarme. Intanto il difensore civico della Regione, Giuseppe Fortunato, ha inviato una nota al premier Conte e al governatore de Luca. Chiede «immediata trasparenza sui dati posti a base dei provvedimenti restrittivi e immediata pubblicazione degli stessi sul Sito della Regione Campania». E sottolinea «due punti di eccezionale gravità». «Ci troviamo di fronte alla nuova barbarie – sostiene -nella gestione Covid19 nella Regione Campania sta esplodendo un esercito di cittadini ammalati messi in quarantena in casa e privati di tutti i diritti civili, v’è la sostanziale impossibilità di acquistare cibo e medicine e persino di buttare i rifiuti». Questo a «a causa di una gestione dell’emergenza che appare fortemente umorale, che ha portato all’adozione di decisioni non chiare». Fortunato ricorda, infine: «Nonostante l’invito del Consiglio di Stato (decreto 6453/2020, in sede contenziosa) la Regione Campania non ha ancora rese pubbliche le ragioni di provvedimenti restrittivi con la chiusura delle scuole dell’infanzia e i connessi servizi educativi, della scuola primaria e secondaria».

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)