Praiano, riflettori puntati sugli atti del Comune

Il legale di Di Martino: «Condotta trasparente»

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Fari puntati sugli atti dell’amministrazione comunale di Praiano, negli ultimi anni: gare d’appalto, permessi, concessioni. Uno screening per cercare eventuali irregolarità, dopo la bufera sul sindaco Giovanni Di Martino, arrestato in flagranza, con l’accusa di aver intascato una mini tangente di 250 euro. I soldi, secondo la procura di Salerno, sono il prezzo della concussione, per dei lavori fognari di un condominio. All’opera gli investigatori della squadra mobile di Salerno, guidata da Marcello Castello. «Se il sindaco è stato incastrato per una vicenda minima come questa – ragionano ambienti inquirenti – allora potrebbe essere un modus operandi, legato anche a questioni economicamente più rilevanti». Al momento un’ipotesi investigativa, ancora senza riscontri. Ma la polizia è al lavoro da venerdì, coordinata dal procuratore capo Giuseppe Borrelli e dal procuratore aggiunto Luigi Alberto Cannavale. Quel giorno Di Martino è stato fermato all’esterno del bar 089, con la busta contenente il denaro. Il politico, professione dichiarata “barista”, si trova adesso ai domiciliari. Il provvedimento è in attesa dell’udienza di convalida, forse in programma già domani. Di Martino ha nominato come difensore l’avvocato Antonio Zecca. «Quello che è emerso è solo un segmento della condotta – dichiara il legale-, sono indispensabili e assai opportune nuove indagini e approfondimenti, che chiederemo alla procura. E che se la procura non dovesse svolgere, faremo noi stessi. E dovrebbe essere agevole dimostrare che il comportamento del sindaco è stato corretto e trasparente». Di Martino, 46 anni, è al secondo mandato da primo cittadino. Nella ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stato proprio il sindaco a contattare l’amministratore del condominio. Lo avrebbe invitato a incontrarlo in comune. E una volta faccia a faccia, il 3 giugno, gli avrebbe prospettato una serie di ostacoli burocratici, al rapido sblocco della pratica. A quel punto, gli avrebbe proposto il modo di evitare intoppi, scrivendo una cifra su un foglio di carta. Il professionista, tuttavia, avrebbe preso tempo. L’escamotage: sostenere di non disporre della somma contante. I due avrebbero, perciò, concordato un appuntamento a Salerno, due giorni dopo. Nel frattempo, l’uomo ha denunciato tutto alla polizia. Il giorno dell’incontro, il denunciante portava indosso alcune cimici, fornite dagli investigatori. Il tempo di un caffè al bar con Di Martino, e qualche battuta, quindi la consegna della busta. Il resto è ormai cronaca. «Pensare che un sindaco svenda il proprio Comune per una mazzetta di 250 euro – afferma l’europarlamentare leghista Lucia Vuolo – è assurdo. Chiederò al prefetto di Salerno, nelle prossime ore, di valutare tutte le misure che la legge consente in questi casi». Un attacco arriva anche dal gruppo consiliare del M5s. «La ricostruzione dei fatti è a dir poco agghiacciante – dicono i 5 stelle-. Qualora i fatti esposti non dovessero essere smentiti con la dovuta decisione, ci aspettiamo le immediate dimissioni del Sindaco Di Martino».

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)