Prigionieri dell’istrionismo salviniano

C’è un solo modo per sconfiggere la paura, vero carburante di populismi e sovranismi: uscire dalle sezioni di partito, dalle sedi sindacali, dai circoli intellettuali, dalle accademie e intavolare un dialogo quotidiano tra le persone

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Con questo articolo il filosofo Giuseppe Cacciatore, professore emerito di Storia della filosofia presso la “Federico II” e Accademico dei Lincei, inizia a collaborare al nostro giornale. I suoi articoli saranno proposti ogni lunedì. Grati, lo ringraziamo.

Sono molti a chiedersi come si spiega il fenomeno, apparentemente contraddittorio, del sempre maggiore consenso che i sondaggi assegnano alla coppia Salvini-Di Maio e le continue baruffe e, ancor più, gli evidenti ridimensionamenti delle mirabolanti promesse che erano alla base dell’exploit elettorale del 4 marzo 2018. Insomma, malgrado la forte opposizione, tanto di quel che resta della sinistra politica, quanto di forze intellettuali, di movimenti di opinione pubblica, di sindacati e associazioni culturali, il consenso ai partiti di governo non solo cresce, ma presenta un dato che io considero ancor più negativo.
L’ultima rilevazione condotta da Demos per Repubblica ci dice che dal 4 marzo ad oggi, la fiducia nei confronti dell’esecutivo è cresciuta di 10 punti percentuali (59%). Ma la continua divisione e i quotidiani veti contrapposti tra i due partiti rendono paradossalmente più debole la maggioranza. Resta comunque il dato eclatante che gli equilibri si sono rovesciati rispetto al 4 marzo 2018: la Lega che partiva dal 17,4 per cento è al 33 per cento, mentre il M5s, che partiva dal 32,7 è sceso al 24,9. Si rafforza e prende sempre più la scena la destra xenofoba, sovranista e parafascista di Salvini.

Il capo della Lega e vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini: efficacissima la sua retorica sovranista, che gli ha fatto doppiare in poco tempo, stando ai sondaggi, i voti delle ultime elezioni, superando i 5 Stelle che ottennero quasi il doppio dei consensi leghisti

Si ha voglia a stigmatizzare l’inqualificabile comportamento di un ministro che, a seconda delle occasioni, si traveste da poliziotto, guardia carceraria, volontario della protezione civile, tifoso con felpa e sfrutta il suo ruolo in una eterna campagna elettorale. Sta di fatto, con dati alla mano, che l’istrionismo salviniano vince e stravince, anzi affascina (come usava fare Mussolini con le sue sgargianti divise e il suo torso nudo durante le campagne del grano) e fa colpo sull’immaginario del popolo. Tutte le analisi politiche della sinistra italiana, le sue autocritiche, le sue rinnovate linee programmatiche non schiodano il PD dal suo 17/18% e non va meglio alla sua sinistra radicale che annaspa con cifre irrisorie. Non penso che Salvini abbia letto e studiato tutta la enorme letteratura sulla psicologia e antropologia delle masse ma ha certamente colto il fatto che nella vita di ogni uomo le emozioni e le passioni vengono prima della razionalità e che la paura molto spesso prevale sulla riflessione e il buon senso. Il ministro degli interni ha capito che i voti si raccolgono e si incrementano gridando alla paura che lo straniero possa togliere agli italiani il posto e la casa, che il migrante possa stuprare le figlie o le sorelle o venire a casa a rubare. E così il suo partner Di Maio che ha alimentato la paura della disoccupazione in crescita se non si fosse messo mano al reddito di cittadinanza e ai pensionamenti. Così la paura da fatto normale e appartenente alla natura di ogni uomo è diventata un fatto costitutivo della politica come ha mostrato la filosofa americana Nussbaum a proposito di non pochi aspetti della legislazione pubblica degli USA, quando al comando etico dell’uguaglianza tra gli esseri umani è subentrata l’offesa all’umanità del genere umano, specialmente nel settore della sanità e nell’erezione di muri he tengano fuori dal paese miglaia di migranti. C’è un solo modo per sconfiggere la paura, il vero carburante che muove la macchina dei populismi e dei sovranismi: uscire dalle sezioni di partito, dalle sedi sindacali, dai circoli intellettuali, dalle accademie e intavolare un dialogo quotidiano tra le persone, insegnando la simpatia invece che l’antipatia, l’amore invece che l’odio, la fiducia invece che la paura.