Provenza (M5S): «Necessaria la telemedicina»

Il parlamentare salernitano ha presentato un'interrogazione urgente al ministro della Salute. «No alla visione ospedalocentrica, sì all'assistenza territoriale»

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Il parlamentare salernitano Nicola Provenza

La telemedicina per implementare la rete sanitaria territoriale. «Perché l’emergenza da Covid-19 evidenzia una cosa: le regioni che sono in difficoltà con la rete territoriale hanno più problemi». Nicola Provenza, medico, parlamentare salernitano del M5S ha presentato un’interrogazione urgente al ministro della Salute per sollecitare l’uso della telemedicina.
Che riscontri ci sono alla sua interrogazione?
C’è la volontà politica e governativa di seguire questa strada. I fatti dimostrano che se esiste una rete territoriale è possibile intervenire per tempo sui pazienti, prima che i sintomi diventino gravi. In Lombardia la domiciliazione è salita al 32%; in Veneto al 72%. Oggi francamente mi aspetto che un’istituzione regionale trovi soluzioni, non che scarichi responsabilità su altri: se la rete territoriale non c’è è perché non l’hai messa in piedi.
In Campania come siamo messi?
Ricordo che già nella fase della tanto discussa uscita dal commissariamento, una delle inadempienze evidenziate era la totale mancata attuazione del provvedimento unico e organico di programmazione dell’assistenza territoriale. Qualcuno poi ha precisato che siamo usciti dal commissariamento. Il fatto è che la griglia Lea è una gara a punti: individuo 3 o 4 punti, lavoro su quello e non fa niente se le altre cose non vanno bene. Come se l’obiettivo fosse mettere le carte a posto e non pensare alla salute dei cittadini. Secondo me le risposte vanno date alla coscienza, non solo alla legge. Campania e Calabria sono agli ultimi posti da tempo per quello che riguarda l’assistenza territoriale.
Potrà salvarci la telemedicina?
Questo strumento dà la grande possibilità di monitorare parametri a distanza. Non è solo legata al mettersi in contatto con il medico o un videoconsulto. Pensiamo a quanto può essere utile per un paziente critico a domicilio con rischio di contagio che non si può mandare in giro. Ma anche a tutti coloro che hanno malattie croniche e che in questo periodo non vanno in ospedale, dal medico curante o nelle strutture poliambulatoriali. Sono abbandonati.
Come per dire: non dimentichiamoci di tutte le altre patologie?
Le malattie croniche in questo momento chi le segue? Ci siamo dimenticati delle liste di attese lunghe, dei pronto soccorsi strapieni, dei pazienti sulle lettighe. Quelle persone non sono scomparse; semplicemente non hanno cura oggi. Il focus mediatico va sui pazienti affetti da Coronavirus e sulle terapie intensive. Quando si parla di sanità, l’idea di tutti è che l’ospedale è il luogo in cui si fa sanità.
Una visione ospedalocentrica.
Chi ha scommesso sulla visione ospedalocentrica già prima di tutto questo era in ritardo con la storia: significa che vede le cose come si vedevano trenta anni fa. Oggi c’è il modello assistenziale territoriale: l’assistenza territoriale va bilanciata con quella ospedaliera e gli attori principali sono medici e pediatri. L’ospedale serve per la cura delle malattie acute.
Ma la telemedicina è ancora considerata fantascienza? Che tempi ci sarebbero?
No, semplice realtà. In Norvegia è già passato. Il ragionamento è semplice: il decreto n.14 del 9 marzo dice che le regioni devono istituire una continuità assistenziale ogni 50mila abitanti per la gestione domiciliare dei pazienti che non richiedono ricovero ospedaliero. Si prevede che ogni medico comunichi a questa unità Usca nomi e indirizzi di pazienti affetti da Covid-19. È chiaro che senza dotazione tecnologica diventa tutto più complicato.
Pensa all’uso della telemedicina in emergenza?
Se sorveglio e assisto in maniera telematica il paziente sono capace di attivare prima il soccorso e non lo faccio arrivare in ospedale quando sta male. E limito anche il contatto/contagio tra medico e paziente. Oggi tutelare il personale sanitario è un problema serio. Ma il discorso vale anche per il monitoraggio dei malati cronici. E servirà anche ad emergenza finita, quando la ripresa sarà graduale e i più fragili meriteranno più attenzioni.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)