Più che un appuntamento per il rinnovo del consiglio provinciale, quello di domenica prossima sembra sempre più assomigliare ad una resa dei conti tutta interna ai partiti, con una frammentazione del voto che risponde più alla ricerca di posizionamenti individuali – al più di gruppo – che ad una visione di politica legata ad un progetto di governo del territorio. Del resto trattandosi di un’elezione di secondo livello, senza la partecipazione diretta dei cittadini, è probabilmente inevitabile che le elezioni provinciali si risolvano in un gioco di alchimie partitiche, tuttavia questa volta la situazione appare esasperata dall’approssimarsi di importanti scadenze elettorali: non solo e non tanto le elezioni europee del prossimo 26 maggio, quanto le regionali del 2020 e poi le amministrative a Salerno. Appuntamenti solo apparentemente lontani nel tempo. Nella strategia politico-elettorale di molti un “piazzamento” a Palazzo Sant’Agostino – o il contributo al raggiungimento di un risultato – rappresenta un lasciapassare indispensabile per sostenere con i fatti ambizioni future.

Cartina di tornasole della frammentazione che caratterizza questo appuntamento elettorale sono le divisioni che caratterizzano, ad esempio, la maggioranza che sostiene l’amministrazione del capoluogo. La componente più strettamente deluchiana – Progressisti e Campania Libera – dopo il polemico ritiro di Rocco Galdi ha espresso due candidature, quelle di Paky Memoli e Donato Pessolano, tuttavia il voto dei consiglieri salernitani sembra destinato a spalmarsi su una platea decisamente più vasta. Con la possibilità concreta di mettere a rischio l’elezione di uno dei due rappresentanti del consiglio comunale del capoluogo. Un esito possibile, frutto – appunto – della manovre di posizionamento in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Situazione non troppo diversa anche nel centrodestra, dove il voto libero da condizionamenti di partito sembra tentare un numero ancora maggiore di amministratori, mettendo a rischio anche posizioni apparentemente consolidate.

Ci sono, poi, candidati in grado di attrarre consensi trasversali sul proprio nome. È il caso, stando alle indiscrezioni di questi ultimi giorni, di Ernesto Sica. Candidato nella lista della Lega, l’ex sindaco di Pontecagnano viene accreditato di un consenso crescente, tale da superare ampiamente i confini – invero angusti a livello di amministratori locali – del Carroccio salernitano. Anche nel capoluogo Sica sembrerebbe in grado di conquistare un consenso superiore a quello direttamente riconducibile alla Lega di Matteo Salvini. Insomma, quello di domenica prossima tutto sembra essere tranne un appuntamento elettorale di routine. Se ne scaturirà un terremoto, e di che dimensione, o un nuovo equilibrio tra i partiti ed al loro interno lo si vedrà presto. Di certo le provinciali offriranno un’interessante chiave di lettura in vista delle prossime scadenze elettorali.