Quando il volontariato sale in cattedra

Il mondo di sotto va all'università

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Location Fisciano-Università, Aula Gabriele De Rosa, un pubblico in sala e un panel degno di una prima, addetti ai lavori e non, ma tutti partecipi al progetto UNIVOL, acronimo felice per un progetto che prende il volo proprio da questi luoghi per il secondo anno: l’Università del Volontariato, un’iniziativa che nasce all’interno di Sodalis-Salerno, in collaborazione con il suo omologo centro servizi per il volontariato di Milano.
Siamo già al secondo anno, con 22 diplomati e i nuovi allievi ai blocchi di partenza per il percorso accademico 2019.
Già, gli allievi, un’umanità varia per una specializzazione fuori mercato. Le loro storie ci interessano. Ci somigliano. Faranno parte di noi. È di loro che vi vogliamo parlare da questa pagina.
Ma intanto ci facciamo un giro nella cabina di regia di quest’anno e troviamo Diego, un ragazzone dall’aria giocosa e un po’ sorniona, all’attivo due figli e un’associazione sul territorio che lavora con i bambini. Quando ha cominciato, ci dice, l’Università del volontariato non era nemmeno nel pensiero.
Ma tu ci saresti andato?
«Si. È un percorso utile innanzitutto per confrontarsi con altre organizzazioni che certamente hanno a che fare con condizioni e contraddizioni che affrontiamo ogni giorno sul campo. Credo che la crescita avvenga attraverso il confronto e lo scambio di buone prassi, che sono poi le nostre esperienze migliori “messe a sistema”.  Poi sicuramente seguendo i corsi avrei acquisito competenze utili».
Ciò che colpisce di Diego è il linguaggio pulito e schietto: non smette mai di sorridere. Come se non smettesse mai di essere in contatto con i bambini.
E quando hai messo in piedi l’associazione come ti sei mosso?
«Bella domanda! In fondo eravamo già un’associazione senza saperlo. Nel senso che collaboravamo, come gruppo, già da tempo e a un certo punto ci siamo chiesti: perchè non formalizzare la cosa e darci uno strumento riconosciuto e che faccia da biglietto da visita per il mondo esterno? Mi sono rivolto al CSV Sodalis e ho trovato le consulenze che ci servivano rispetto a tutti gli adempimenti necessari per costituirsi in associazione».
Quali erano i problemi più difficili da affrontare?
«I problemi di natura burocratica. Siamo persone “del fare”, non siamo particolarmente abituati a stare nelle “scartoffie”. Stiamo con i bambini: con loro c’è poco tempo per pensare e bisogna agire».
E come hai risolto i problemi?
«In quel momento li ho risolti affidandomi al centro servizi per il Volontariato, che a Salerno si chiama Sodalis».
Questa “scuola del volontariato“ che il progetto UNIVOL propone serve davvero o la vera scuola resta solo la strada?
«Volontariato non vuol dire volontarismo: il lavoro volontario deve avere le condizioni per esplicarsi, e dunque conoscenza e competenza opportune, che richiedono una “cessione di sovranità” sul campo, condivisione, scambio di saperi, riconoscimento dell’altrui conoscenza. Univol è questo. La strada resta il primo apprendistato e il luogo in cui torni,  come un laboratorio che ti mette alla prova. Entrambi sono luoghi di acquisizione di sapere ed entrambi sono luoghi di incontro: vanno abitati insieme a chi ti trovi a fianco magari per caso, poi ti accorgerai che camminate nella  stessa direzione».
Emotivamente, come si interseca il lavoro di volontariato e il ruolo di papà?
«Non è  retorica dire che sono una persona diversa da quando sono padre. Il mio rapporto  con i bambini è cambiato. La sensibilità verso quel che ho sempre considerato i “temi di infanzia”  ora è una “sensibilità dell’esperienza”. Per quanto mi riguarda, significa la battaglia per il diritto alla salute con la priorità dei  reparti pediatrici, dopo aver vissuto in terapia intensiva neonatale per due mesi. La paternità è un’esperienza formativa, che dà molto; ma chiede, anche: mia moglie e i miei bambini mi reclamano, senza farmi sconti sul tempo. Ora devo fare i conti con questo».

Restiamo ancora un attimo nella cabina di regia, dove troviamo  Fabio, referente storico per la formazione in Sodalis, e gli chiediamo di una giovane suora allieva incontrata in un corso del 2018.  Era un corso specialistico in cui si lavorava per imparare a costruire e  organizzare un evento in tutte le sue fasi. Un’allieva inaspettata, tanto che le chiedemmo:”sorella, perché ha scelto di frequentare proprio questo corso?“, e lei sorridente ci rispose: “Perché quando tornerò al mio paese voglio organizzare un evento per la mia gente”. Ci piacerebbe sapere di lei, se la incontreremo ancora o se è partita. Fabio promette di aiutarci a contattarla. Anche lui sorride.