Quaresima, dal deserto alla tomba vuota

I quaranta giorni di preparazione alla Pasqua vanno vissuti in spirito di fraternità, preghiera e penitenza per conquistare la libertà dello spirito, grati per quanto il Signore opera della nostra vita

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Dalle ceneri sul capo dello scorso mercoledì, al fulgore della vita pasquale vivendo nel deserto e recandoci nel giardino: sono immagini bibliche che accompagnano la nostra storia ed evocano i momenti salienti del nostro percorso di salvezza perché l’uomo non è cenere di una passione inutile, ma figlio di Dio. Le tentazioni di Gesù scandiscono i tempi della nostra esistenza fatta di scelte tra due contrapposti. Anche noi desideriamo che le pietre diventino pane, confusi non sappiamo se usiamo o abusiamo del creato e siamo sedotti dal paradigma del potere. A fare la differenza è la fede, che non s’impone; è frutto del lento lavoro di risveglio del cuore che genera fiducia se si sa attendere con pazienza la maturazione dello spirito. È l’insegnamento che si desume dalla riflessione esegetica del passo evangelico che racconta le tentazioni di Gesù. Esso appartiene al genere letterario che il giudaismo conosce come haggadá, narrazione con un insegnamento da trasformare in norma di vita.
L’esperienza storica di duemila anni di cristianesimo costituisce il miglior commento di questa pagina evangelica perché fa comprendere che si tradisce l’insegnamento di Gesù quando viene presentato come esaltazione di miracoli, scrigno di misteri e fonte di potere. Si dimentica, come si desume dall’esito del racconto, che il messaggio del Cristo si riassume nella concreta esaltazione della libertà di coscienza fondata sulla paterna azione della Provvidenza. Dio interviene col miracolo della sua Parola, vero pane per la fame di giustizia dell’umanità, opportunità di conversione del cuore mentre sollecita relazioni fraterne.
Quaresima, tempo di grazia, opportunità per crescere nella conoscenza del mistero di Cristo ascoltando la sua parola per testimoniarla con una degna condotta di vita, invito a riflettere su come è possibile la conversione facendo deserto intorno a noi per ascoltare meglio Dio. I quaranta giorni di preparazione alla Pasqua vanno vissuti in spirito di fraternità, preghiera e penitenza per conquistare la libertà dello spirito, grati per quanto il Signore opera della nostra vita.
Come si vive questa esperienza interiore?
Il Vangelo lo propone narrando l’esperienza di Gesù, vero uomo che vive i nostri travagli. Egli è coinvolto in tre grandi tentazioni: del pane, segno e simbolo di tutto ciò che serve al corpo, subisce quella del potere, sete di dominio attraverso il possesso di beni, e quella dell’applauso per smania di stupire. All’idea di corrispondere alle attese di un messia politico trionfatore Gesù risponde confermando la propria vocazione di obbedienza al Padre. Davanti all’alternativa radicale: fidarsi di Dio o di una prospettiva immediata di beni, potere, successo, egli sceglie e traccia la strada a chi intende affidarsi all’amore di Dio.
Questa l’alternativa appare chiara se viviamo intensamente la nostra Quaresima aiutandoci vicendevolmente a scegliere bene, con la certezza, come scrive San Paolo nella seconda lettura della liturgia domenicale, che “chiunque crede in lui, nel risorto, non sarà deluso”. Perciò, “credere in Cristo” significa essere convinti che il dono più grande è la sua vittoria sulla morte, così siamo già come risorti nella speranza. Non è una probabilità, ma certezza proiettata in un escatologico futuro esistenziale, come il seme nel quale c’è tutta la pianta e, quindi, il frutto; è vero, non lo vediamo spuntare e crescere, ma basta piantarlo per sperimentare in noi la gioia di Dio.