Quasimodo, sono già 50 anni

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Parchi letterari a lui intestati e/o ispirati, progetti europei, emissione filatelica e molto altro stanno caratterizzando il cinquantenario della morte del Nobel Salvatore Quasimodo. Solo per brevità esemplificativa, possiamo limitarci a citare qui due eventi: innanzi tutto, la bella mostra pescarese (luglio) dal titolo “Salvatore Quasimodo operaio di sogni”, fotografica e documentaria, al Mediamuseum, che, in oltre 150 immagini, ripercorre l’itinerario umano e letterario del poeta siciliano. La mostra itinerante è stata già ospitata a Vienna, Budapest, Mosca e Stoccolma. C’è poi da ricordare il reading ospitato a Milano la scorsa settimana da Book city, la grande kermesse letteraria dell’autunno lombardo. In epigrafe, versi del 1966;

Distorto il battito
della
campana di San Simpliciano

si raccoglie sui vetri della mia finestra.

Il suono non ha eco, prende un cerchio
trasparente, mi ricorda il mio nome.

Scrivo parole e analogie, tento

di tracciare un rapporto possibile

tra vita e morte.
..

Alle periferie grigie di Milano come all’uggiosa nebbia dei suoi Navigli, Quasimodo ha dedicato alcune tra le sue più celebri poesie. La lettura, del figlio Alessandro, è stata intervallata dalle musiche dell’organista Isaia Ravelli. Per l’occasione, il vicario dell’antica basilica, Monsignor Giuseppe Angelini, già rettore della Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale, ha aperto le porte di San Simpliciano per questa preghiera laica: il poeta aveva lo studio in Corso Garibaldi, non distante dalla basilica stessa.
E tuttavia non sono pochi quanti assicurano che il cinquantenario stia scivolando via senza clamore, senza rinnovamento di studi critici, privo della beata ansia della riscoperta. Il motivo? Quasimodo sarebbe stato una persona scostante, antipatica, ambigua. Raoul Precht (La (s)fortuna di Quasimodo, Succede oggi, aprile 2018) cita tre ragioni dell’avversione di poeti, scrittori, intellettuali novecenteschi per l’autore di Modica. Proviamo a riassumerli: 1. il percorso di frequentazione, in quarant’anni di carriera, di tutte le maggiori scuole poetiche, lungo il quale, partendo da echi dannunziani e pascoliani, si allinea alle correnti letterarie egemoni, senza innovare granché; 2. La facilità con cui un geometra, senza studi classici, costruisce la propria carriera grazie ai soli legami familiari (il cognato Elio Vittorini) e alle amicizie (Gatto, Montale, Zavattini ecc.) per insediarsi negli ambienti che nell’Italia letteraria degli anni Trenta e Quaranta contavano di più. 3. il successo popolare e di pubblico che ottiene nell’ultima fase, insistendo su un canto, spesso retorico e denso di effusioni liriche, proprio mentre la poesia va alla ricerca di un nuovo ripiegamento semi crepuscolare, quando non si applica a tentativi avanguardistici.